Rassegna storica del Risorgimento
OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
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1993
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Università nell'Italia del Settecento 437
zionale di esse restava ancorato a schemi del passato tanto da costituire uno dei punti di maggiore resistenza che i riformisti dovettero affrontare per scardinare l'organizzazione particolaristica e corporativa ereditata dal medioevo e introdurre modelli nuovi nel diritto pubblico e in quello privato.
Nel contesto immobilista e conservatore degli organismi urbani, la università si inseriva come parte integrante, con un .preciso ruolo di custode di impostazioni tradizionaliste sia dal punto di vista della organizzazione sia da quello della cultura di cui era centro di diffusione.6* Alle soglie del XVIII secolo, infatti, gli atenei italiani erano modellati secondo formule corporative di stampo medievale sulle quali aveva inciso solo in modo limitato l'azione dei governi durante i tre secoli precedenti.
Nel complesso, la tendenza a ricondurre l'università sotto lo stretto controllo dell'autorità centrale, non era approdato, nei vari Stati della Penisola, a risultati paragonabili a quelli ottenuti ad esempio in Francia o in alcuni paesi tedeschi, dove l'autonomia degli istituti di istruzione superiore era stata sensibilmente ridotta col riservare ai sovrani ampie prerogative di intervento e di regolamentazione.7) La conduzione degli atenei italiani restava, invece, nella maggior parte dei casi, affidata ai collegi, ristretti corpi a carattere aristocratico, i componenti dei quali non venivano eletti nell'ambito dei docenti né nominati dal governo quali suoi funzionari, ma erano tratti dalle élites cittadine rinnovandosi per cooptazione. In tal modo si assicurava la preminenza dei gruppi oligarchici sulla vita accademica nella cui organizzazione potevano assai poco influire coloro che ad essa partecipavano effettivamente in veste di professori o di studenti.
E se la direzione degli atenei costituiva uno dei tanti strumenti attraverso i quali il patriziato cittadino accresceva le proprie entrate economiche e rafforzava il proprio potere, il tipo di insegnamento impartito
città di antico regime, in AA. W., Dalla città preindustriale alla città del capitalismo, a cura di A. CARACCIOLO, Bologna, 1975, pp. 25 sgg.; AA. W., Ricerche sulla città nel Settecento, a cura e con introduzione di V.E. GIUNTELLA, Roma, 1978; G. CHITTOLINI, La città europea tra medioevo e Rinascimento, in AA.W., Modelli di città. Strutture e funzioni politiche, a cura di P. Rossi, Torino, 1978, pp. 371 sgg.; G. D'AGOSTINO, Città e monarchie nazionali nell'Europa moderna, ivi, pp. 395 sgg; A. CARACCIOLO, La città moderna e contemporanea, Napoli, 1982; V.E. GIUNTELLA, La città dell'Illuminismo. L'idea e il nuovo volto, Roma, 1982; L. BORTOLOTTI, Storia, città e territorio, 4 ed., Milano, 1987; Storia e storie della città, a cura di D. ROMAGNOLI, Parma, 1988.
6> L'importanza del rapporto tra città e università in Europa è stato messo in luce in AA.W., The University and the City. From Medieval Orìgins to the Preseni, a cura di TH. BENDER, New York-Oxford, 1988.
7) Per un quadro generale della evoluzione dell'università in età moderna, cfr. S. D'IR SA Y, Histoire des Universités francalses et étrangères dès origines à nos jours, U, Paris, 1935; AA.W., Lea Universités europèennes du XIV ou XVIII siede, Genève; 1967; AA.W., A History of the University in Europe, a cura di W. RUEGG, II, in corso di stampa.