Rassegna storica del Risorgimento
OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
anno
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1993
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438
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Maria Rosa di Simone
contribuiva a consolidare sul piano teorico l'assetto istituzionale nel quale si radicavano i privilegi di alcune famiglie. I contenuti antiquati e tradizionalisti e i metodi aristotelico-scolastici che caratterizzavano ancora nel Settecento i corsi delle varie discipline impedendo un reale rinnovamento degli studi, erano, soprattutto in campo giuridico, perfettamente funzionali al mantenimento del sistema vigente. Basandosi sulla indiscussa accettazione del bartolismo e del particolarismo giuridico ad esso strettamente collegato, la scienza del diritto diffusa all'università formava un solido baluardo contro le tendenze livellatrici e stataliste, perpetuando il sistema di privilegi ereditati dal medioevo.8)
Forte era, del resto, la consonanza di interessi tra i ceti nobiliari e la classe dei giuristi che tendeva a conservare l'assetto vigente nel quale occupava un posto di particolare rilievo. Attraverso l'opera di mediazione tra le varie fonti normative dei molteplici ordinamenti e attraverso l'interpretazione di esse, il ceto forense aveva assunto nel tempo il ruolo di vero e proprio creatore del diritto ed era perciò assai poco incline a modificare il tipo di metodologia scientifica nella quale si radicava il suo potere.
Data la stretta connessione tra università e oligarchie cittadine, un serio e incisivo rinnovamento dell'organizzazione accademica poteva essere realizzato solo nell'ambito di una più complessa trasformazione della cornice istituzionale nella quale gli atenei erano inseriti e di conseguenza le diverse situazioni delle varie università italiane nel Settecento possono costituire un interessante punto di osservazione per valutare la presa e la portata delle riforme introdotte nei vari ordinamenti. Radicali e durature modifiche nelle strutture e nella didattica degli studia rivelano una forte e decisa opera di ammodernamento dell'apparato statale nel suo complesso, e in particolare la corrosione del corporativismo basato sul potere del patriziato urbano, mentre parziali e superficiali ritocchi nel settore accademico indicano la debolezza e l'incertezza della .politica riformistica o, addirittura, la presenza più o meno velata di tendenze conservatrici.9*
8) Sulle facoltà di giurisprudenza in Europa, cfr. H. COING, L'insegnamento del diritto nell'Europa dell'Ancien Regime, in Studi Senesi, LXXX1I. 1970, pp. 179 sgg.; Io., Die juristiche Fakultat und ihr Lehrprogramm, in Handbuch der Quellen und Literatur der neueren Europàischen Privatrechtsgeschichte, II, I, Miinchen, 1977, pp. 3 sgg. Per una sintetica visione di insieme della situazione italiana, cfr. C. PECORELLA, Cenni storici sulle facoltà di giurisprudenza (a partire dal XVJII secolo), in AA.W., Università di oggi e società di domani, Bari, 1969, pp. 308 sgg.
9) Per la bibliografia sulla storia sociale ed istituzionale dei vari Stati italiani nel Settecento si rimanda a G. RICUPERATI, // Settecento, in AA.VV., La storiografìa italiana degli ultimi veni'anni, II: L'età moderna, a cura di L. DE ROSA, Bari, 1989, pp. 97 sgg.; ID., A long journey. Italia historiography on the Engllghtnment and its politicai sìgnificance (1980-1990), in Storia della Storiografia, XX, pp. 47 sgg.; D. CAR-PANETTO-G. RICUPERATI, L'Italia del Settecento, Bari, 1990, pp. 389 sgg.; M. R. Di SIMONE, // riformismo e l'assolutismo illuminato in Italia: modelli istituzionali e orientamenti storiografici, in Rassegna storica del Risorgimento, LXXIX, 1992, pp. 147 sgg.