Rassegna storica del Risorgimento
OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
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1993
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Università nell'Italia del Settecento
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Già nella prima metà del secalo un significativo esempio può essere individuato nelle riforme dello Stato sabaudo che anticiparono di decenni una tendenza destinata a generalizzarsi solo nel tardo Settecento. Quando, nel 1720, furono emanate le costituzioni universitarie, era in pieno svolgimento la vasta trasformazione delle istituzioni pubbliche promossa da Vittorio Amedeo II sull'esempio dell'assolutismo francese. Con una serie di energici provvedimenti in campo finanziario, il re aveva già gettato solide basi per uniformare l'amministrazione del suo ordinamento caratterizzato da un accentuato particolarismo e stava creando le premesse per una radicale riduzione del potere feudale ed ecclesiastico, mentre la statalizzazione di alcuni servizi, l'abolizione della venalità delle cariche e l'intervento diretto del sovrano nella gestione dei principali settori della vita pubblica favorivano la crescita di una burocrazia formata dalla (media e bassa borghesia, strettamente dipendente dal governo centrale.
L'organizzazione comunale, in questo contesto, subiva profondi mutamenti attraverso alcune norme, riprese e perfezionate poi da Carlo Emanuele III, che scardinarono il consolidato predominio del patriziato locale vietando, fra l'altro, di riservare a determinate famiglie le cariche di sindaco e consigliere e sottoponendo al controllo degli intendenti alcuni atti amministrativi.
In perfetta armonia con queste misure appare la riforma universitaria che, se non sì uniformò completamente alle idee espresse negli avanzati progetti di Francesco d'Aguirre e Scipione Maffei lasciando sussistere qualche residuo tradizionale nella didattica, realizzò ima importante svolta nell'istruzione superiore sabauda.10* Essa affidava la direzione dell'ateneo ad un conservatore e a riformatori fedeli al sovrano mentre i collegi venivano posti alle strette dipendenze del governo e divenivano gerarchicamente inferiori ai docenti che, nel 1729, entravano di diritto a far parte di questi organismi ormai privi della loro originaria fisionomia di emanazione delle consorterie oligarchiche cittadine.
Neppure l'allontanamento dei regalisti Aguirre e Pensabene, principali artefici della riforma, avvenuto in seguito al mutato clima politico e al
10) Su questa riforma, cfr. T. VALI.AURI. Storia delle università degli Studi del Piemonte, 3 voli., Torino, 1845-1846, III, pp. 12 sgg.; Della costituzione dell'Università di Torino dalla sua fondazione all'anno 1848, a cura del Ministero della Pubblica Istruzione, Torino, 1852, pp. 127 e 142 sgg.; S. ROMANO, Francesco d'Aguirre e la sua opera mss sul riordinamento degli studi generali in Torino, in Archivio storico siciliano, XXVII, 1902, pp. 346 sgg.; lo., // riordinamento degli studi in Piemonte promosso nel sec. XVIH da due illustri siciliani, in Atti del congresso internazionale di scienze storiche, XI, Roma, 1903, pp. 207 sgg.: F. RUPPINI, R. Università di Torino, in AA.VV., Monografie delle Università e degli Istituti superiori, a cura del Ministero della Pubblica Istruzione, I, Roma, 1911, pp. 550 sgg.; M. Vi ORA. Gli ordinamenti dell'Università di Torino nel secolo XVIli, in Bollettino storico-bibliografico subalpino, XLV, 1947, pp. 42 sgg.; G. QUAZZA, Le riforme in Piemonte nella prima metà del Settecento, 2 voli., Modena, 1957, II, pp. 393 sgg.; G. RICUPERATI, L'Università di Torino nel Settecento. Ipotesi di ricerca e primi risultati, in Quaderni storici, Vili, 1973, pp. 575 sgg.