Rassegna storica del Risorgimento
OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
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1993
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Maria Rosa di Simone
Senza dubbio, il fatto che la direzione dell'ateneo fu tolta al Senato di Milano indica la volontà di ridurre le competenze di questo antico e potente corpo cittadino, espressione della aristocrazia locale, e allo stesso indirizzo antìoligarchico appartiene l'esautoramento dei collegi dottorali. Il nuovo ordinamento, ispirato all'esempio di Vienna, affidava la guida dell'università pavese ad un Magistrato generale degli studi formato da funzionari governativi dal quale dipendeva strettamente il rettore, nominato dagli studenti tra i docenti. La posizione di questi ultimi risultava migliorata in quanto ad essi era ora riservato il giudizio sugli esami di laurea, mentre i collegi dovevano limitarsi ad approvare le loro decisioni e al vescovo restava solo la funzione formale del conferimento del dottorato. In tal modo, liberata dall'influenza del patriziato cittadino e dell'autorità ecclesiastica, l'università diveniva un organismo statale, strettamente dipendente dal governo centrale e si evolveva in potente strumento a supporto della politica innovatrice degli Asburgo.
L'importanza rivestita dall'istruzione superiore nel contesto del riformismo austriaco trova conferma nella vicenda del fallito tentativo di fondare una università a Trieste. Qui l'aristocrazia urbana era stata progressivamente emarginata dalla vita pubblica attraverso una azione che da Carlo VI a Giuseppe II aveva mutato sempre più decisamente i contorni istituzionali della città favorendo l'affermazione di un ceto borghese imprenditoriale e mercantile. Proprio per arginare le tendenze cen-tralistiche e livellatrici di Vienna, l'oligarchia cittadina progettò nel 1774 di creare una università dove gli antichi privilegi avrebbero trovato un estremo baluardo in un insegnamento improntato alla tradizione. Ma questo intento conservatore non sfuggì alle autorità austriache che si opposero irriducibilmente alle richieste del patriziato triestino e si concentrarono, invece, sulla riorganizzazione di scuole statali destinate all'educazione popolare.16*
Illuminante per documentare la stretta convergenza tra interessi oligarchici e università di stampo corporativo appare anche il caso del principato vescovile di Trento, ancora caratterizzato in pieno Settecento da un sistema istituzionale di origine medievale. Qui, dopo secoli di ten-
AA.W., Contribuii alla storia dell'Università di Pavia pubblicati nel XI centenario dell'Ateneo, Pavia, 1925, pp. 115 sgg.; A. VISCONTI, L'opera del governo austriaco nella riforma universitaria durante il ventennio 1735-1773, ivi, ipp. 175 sgg.; P. VAC-CARI. Storia dell'Università di Pavia, Pavia, 1948, pp. 85 sgg.; A. E. GALEOTTI, Politica delia cultura e istituzioni educative. La riforma dell'Università di Pavia (1753-1790), Pavia, 1978; G. GUOERZO, La riforma dell'Università di Pavia, in AA.W., Economia, Istituzioni, cultura in Lombardia nell'età di Maria Teresa, 3 voli., Bologna, 1982, III, pp. 845 sgg.; E. DEZZA, Tommaso Nani e la dottrina dell'indizio nell'età dei lumi, Milano, 1992, pp. 12 sgg.
,6> A. TAMARO, La questione universitaria nel 1774, in In., Documenti di storia triestina del secolo XVIII, Parcnzo, 1929, pp. 21 sgg.; M. VIORA, L'Università degli Studi di Trieste. Cenni sforici, Udine, 1958, pp. 6-7; D. DB ROSA, Libro di scorno libro d'onore. La scuola elementare triestina durante l'amministrazione austriaca (1761-1918), Udine, 1991, pp. 13 sgg.