Rassegna storica del Risorgimento

OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
anno <1993>   pagina <443>
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Università nell'Italia del Settecento
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tativi caduti nel vuoto, nel 1758 era stato finalmente istituito un corso universitario di diritto civile come manifestazione di un momento di particolare vitalità della aristocrazia cittadina che contava di rafforzare in tal modo ulteriormente la propria posizione. Ma, contrariamente alle aspettative, i docenti che si avvicendarono nell'insegnamento aderirono alle tendenze illuministiche e riformatrici finendo per sostenere il potere centrale tanto che i maggiorenti della città abrogarono nel 1790 la catte­dra, ormai ritenendola un pericoloso centro di diffusione di idee stata­liste.)
Ma se in Trentino l'influenza austriaca risultò, per questo aspetto, poco incisiva, altrove il modello asburgico applicato in Lombardia condi­zionò sensibilmente l'organizzazione universitaria come riflesso di un più ampio riordinamento istituzionale. In particolare, nel ducato di Modena, dove l'opera di razionalizzazione dell'apparato pubblico appare in linea con i principi perseguiti a Vienna, la riforma degli studi superiori ri­calcò lo schema pavese. Con i provvedimenti del 1772, Francesco III d'Este procedeva alla laicizzazione dell'ateneo sottraendo la direzione di esso alla Congregazione di S. Carlo per affidarla ad un organo composto da funzionari governativi e membri del corpo accademico, ed esautorando i collegi.18)
Il problema di ridurre l'ingerenza ecclesiastica appare in primo piano anche a Parma per la cui università fu approvato, nel febbraio 1768 in coincidenza con la cacciata dei gesuiti, il piano di ristrutturazione ideato dal filogiansenista Paolo Maria Paciaudi. Esso avocava la direzione degli studi allo Stato attraverso l'istituzione di un Magistrato dei Riformatori, al quale ormai avrebbe fatto capo ogni questione amministrativa e didat­tica, mentre al vescovo era lasciata solo una funzione formale nella ceri­monia delle lauree.19) Questo assetto era strettamente funzionale alla vasta
17> Su questa vicenda e la relativa bibliografìa, eh*. M. R. Di SIMONE, Legisla­zione e riforme nel Trentino del Settecento. Francesco Vigilio Barbacovi tra assolu­tismo e illuminismo, Bologna, 1992, pp. 81 sgg.
,8) G. CESARI, R. Università di Modena, in AA.W., Monografie delle Università, cài., I, pp. 161 sgg.; E. FORMAGGINI SANTAMARIA, L'Istruzione pubblica nel ducato estense (1772-1860), Genova, 1912, pp. 3 sgg.; P. Di PIETRO, LO Studio pubblico di S. Carlo in Modena (1682-1772). Novant'anni di Storia dell'Università dì Modena, Modena, 1970; C. G. MOR - P. Di PIETRO, Storia dell'Università di Modena, 2 voli., 2 ed., Firenze, 1975,. I, pp. 9! sgg.; G. SANTINI, Lo Stato estense tra riforme e rivoluzione. Le strut­ture amministrative modenesi del XVIII secolo, Milano, 1983, pp. 104 sgg.
19> O. MASNOVO, Le riforme della Regia Università e dette scuole del ducato di Parma nel 1769, in Aurea Parma, 1913, pp. 132 sgg.; W. CESARINI SFORZA, Il padre Paciaudi e la riforma dell'Università di Parma ai tempi del Du Tìllot, in Archivio storico italiano, LXX1V, 1916, pp. 109 sgg.; U. BENASSI, La mente del P, Paciaudi, collaboratore di un ministro nell'età delle Riforme, in AA.W., Miscellanea di studi in onore di Giovanni Sforza, Lucca, 1920, pp. 425 sgg.; L. BRUNAZZI CELASCHI, La storia dell'Università di Parma negli scritti e nell'azione politica di Moreau de Saint-Móry, in Studi Parmensi, XXIV, 1979, pp. 65 sgg.; G. Tocci, Il ducato di Parma e Piacenza, in AA.W., / ducati padani, Trento e Trieste (Storia d'Italia diretta da G. GALASSO, XVII), Torino, 1979, pp. 309 sgg.