Rassegna storica del Risorgimento

OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
anno <1993>   pagina <445>
immagine non disponibile

Università nell'Italia del Settecento 445
sfacente. Così, nella repubblica di Venezia, dominata fino alla fine da un sistema oligarchico e avversa ad ogni trasformazione in senso statalista, il carattere antiquato e la decadenza dell'università di Padova erano stati denunciati con forza da Scipione Maffei già nel 1713 23> ma nulla di riso­lutivo fu intrapreso per risanare la situazione che fu tamponata con interventi marginali e contingenti. La riforma faticosamente realizzata nel 1761 con l'intento di rendere l'ateneo un organismo statale e con­ferire alla carica di docente una impronta pubblicistica, durò appena un anno in quanto già nel 1762 fu ripristinato il vecchio sistema né il rilan­cio delle iniziative innovatrici nel 1768 valse a modificare il carattere municipalistico dell'organizzazione accademica. Questa continuò così ad essere dominata da un gruppo di Riformatori reclutati tra i membri dell'alto patriziato cittadino, che costituivano un corpo particolarmente refrattario ad aperture nei confronti delle altre classi sociali, persino delle famiglie di nobiltà più recente.24)
Forte attaccamento a schemi del passato si manifestò anche a Napoli, dove, nella seconda metà del Settecento la spinta riformistica subiva sotto il regno di Ferdinando IV un rallentamento che si rifletteva pun­tualmente sulle condizioni dell'università. A favore di essa, in seguito alle crescenti pressioni per modernizzare l'insegnamento, si ottenne un au­mento della dotazione e l'istituzione di nuove cattedre, fra le quali quella di economia affidata ad Antonio Genovesi, ma non si giunse mai ad una riforma organica. Il progetto del ministro Domenico Caracciolo che nel 1786 pensò di adottare a Napoli gli statuti dell'ateneo pisano non fu tradotto in pratica e il piano del professore Nicola Valletta, che nel 1792 prospettò al re una completa ristrutturazione dell'università ba­sata sulla liberazione di essa dalla influenza ecclesiastica, sulla eguaglianza dei lettori e sulla semplificazione della farraginosa struttura esistente fallì per l'opposizione del cappellano maggiore e dei docenti conserva­tori.25) Del resto neppure le modifiche introdotte nel periodo napoleonico
23) Un parere di Scipione Maffei intorno allo Studio di Padova sui principi del Settecento. Edizione del testo originale con introduzione e note di B. Brugi, in Atti del R. Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti, LXIX, II, 1909-1910, pp. 575 sgg.
2*5 A. FAVARO, L'Università di Padova, Venezia, 1992, pp. 62 sgg.; P. DEL NEGRO, Giacomo Nani e l'Università di Padova nel 1781. Per una storia delle relazioni culturali tra il patriziato veneziano e i professori dello Studio durante il XVIII secolo, m Quaderni per la storia dell'Università di Padova, XIII, 1980, pp. 77 sgg.; In., Ber­nardo Nani, Lorenzo Morosini e la riforma universitaria del 1761, ivi, XIX, 1986, pp. 87 sgg.; Io., L'Università, in AA.W., Storia della cultura veneta, diretta da G. AR­NALDI e M. PASTORE STOCCHI, V, I: // Settecento, Vicenza, 1985, pp. 47 sgg.
25) G. BELTRANI, Contributo alla storia della Università degli Studi dì Napoli durante la seconda metà del secolo XVIII, in Atti dell'Accademia Pontaniana, XXXII, 1902, memoria n. 12; A. ZAZO, L'ultimo perìodo borbonico, in AA.W., Storia dell'Uni­versità di Napoli, cit., pp. 467 sgg.; R. TRIFONE, L'Università, cit., pp. 84 sgg.; G. GA­LASSO, Scienze, istituzioni e attrezzature scientìfiche nella Napoli del Settecento, in AA-.W., L'età del lumi. Studi storici sul Settecento europeo in onore di Franco Ven­turi, 2 voli,, Napoli, 1985, I, pp. 191 sgg.