Rassegna storica del Risorgimento
OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
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1993
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Maria Rosa di Simone
riuscirono a prevalere sulla vischiosità dell'assetto accademico napoletano che, ancora negli anni venti dell'Ottocento appariva a Savigny la principale causa del basso livello degli studi superiori.26)
La situazione in Sicilia, a sua volta, non appariva migliore dato che all'università di Messina l'attività didattica restò sospesa per tutto il XVIII secolo e a Catania la riforma del 1779 lasciò in realtà la direzione degli studi alle autorità ecclesiastiche e al patriziato cittadino nonostante le esplicite istanze del corpo docente volte proprio ad ottenere la liberazione della vita accademica dalla influenza dei corpi privilegiati. Né lo sviluppo dell'Accademia dei Regi Studi di Palermo, che grazie a consistenti finanziamenti si stava evolvendo in università autonoma, bastava a compensare il decadimento dell'istruzione superiore nell'isola.27)
Negli Stati pontifici, infine, il carattere ecclesiastico dell'ordinamento e il persistente particolarismo di origine medievale costituivano un terreno assai poco favorevole alle riforme di indirizzo statalista e accentra-tore, sicché l'esigenza di svecchiamento della cultura, avvertita con sempre -maggiore consapevolezza anche in questa arretrata zona della Penisola, trovò risposte insoddisfacenti in ritocchi effettuati dal governo in maniera discontinua e poco coerente.
A Bologna e a Perugia, l'organizzazione tradizionale corporativa e municipalistica restò intatta fino all'occupazione napoleonica determinando la stasi pressocché totale della vita accademica e il ristagno di ogni evoluzione verso nuovi orizzonti intellettuali.28) A Roma, i provvedimenti emanati da Benedetto XIV intorno alla metà del secolo XVIII, considerati da sempre come una fondamentale riforma, rafforzarono in realtà il potere dei collegi, in particolare di quello degli avvocati concistoriali, confermando definitivamente la preminenza dei gruppi oligarchici cittadini sui docenti che invano continuarono a lungo a battersi per ottenere una conduzione più razionale della Sapienza Solo a Ferrara l'università fu svincolata nel 1771 dalla dipendenza dell'aristocrazia municipale e posta
2 F.K. VON SAVIGNY, Sull'insegnamento del diritto in Italia, in Io., Ragionamenti storici di diritto del prof. F. C. Savigny tradotti dall'originale tedesco e preceduti da un discorso di A. Turchiarulo, -parte IV, Napoli, 1852, pp. 77 sgg.
27) M. MANDALARI-V. CASAGRANDI, R. Università di Catania, in AA.W., Monografie delle Università, cit., I, pp. 107-108; G. PALADINO, L'Università di Catania nel secolo XVIII, in AA.W., Storia della Università di Catania dalle origini ai giorni nostri, Catania, 1934, pp. 241 sgg.; E. BAERI, II dibattito sulla riforma dell'Università di Catania (1778-1788), in Archivio storico per la Sicilia Orientale, LXXV, 1979, pp. 297 sgg.; G. GIAHRIZZO, La Sicilia dal Cinquecento all'Unità d'Italia, -in V. D'ALESSANDRO - G. GIAKRIZZO, La Sicilia dal Vespro all'Unità d'Italia (Storia d'Italia diretta da G. GALASSO, XVI), Torino, 1989, pp. 546 sgg.
2*) A. SORBELLI-L. SiMEONi, Storia dell'Università dì Bologna, 2 voli., Bologna, 1940, II, pp. 89 8gg.; G. ERMINI, Storia dell'Università di Perugia, 2 voli., Firenze, 1971, I, pp. 216 sgg.
29) M. R. Di SIMONE, La Sapienza romana nel Settecento. Organizzazione Universitaria e Insegnamento del Diritto, Roma, 1980.