Rassegna storica del Risorgimento

OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
anno <1993>   pagina <448>
immagine non disponibile

448
Maria Rosa di Simone
al razionalismo avvenne con estrema difficoltà e lentezza. E ciò perché rispetto alle scienze esatte, la giurisprudenza era assai più. direttamente connessa con l'ordinamento vigente, sicché scuotere le sue basi avrebbe significato mettere in discussione equilibri politici consolidati da secoli. Così, i piani di studio dell'epoca attestano che anche in alcune uni­versità ancorate a schemi organizzativi del passato, ad esempio in quelle di Padova, Roma e Napoli, mentre fu possibile introdurre con successo materie basate su metodi sperimentali (come l'astronomia, l'economia, la chimica, la fisica, l'ostetricia), l'insegnamento del diritto restò sostanzial­mente ligio alla tradizione. In questi atenei, la creazione di corsi scienti­fici, talvolta di alto livello, testimoniava la diffusa esigenza di svecchia­mento della cultura e segnava indubbiamente una tappa importante nel reinserimento dell'Italia nelle correnti di pensiero europee. Con maggiore sospetto era visto invece il rinnovamento della scienza giuridica nella quale l'applicazione di criteri razionalistici derivati dalle scienze esatte induceva a demolire il farraginoso sistema fondato su privilegi e norme stratificatesi nel tempo in modo confuso e senza logica, per ricostruirlo interamente alla luce di principi livellatori ed anticorporativi.
Basti pensare alla carica di rottura che le teorie gmsnaturalistiche assumevano nei confronti del sistema normativo del diritto comune con la loro critica all'autorità dei testi giustinianei, con l'affermazione della esistenza di leggi naturali, della originaria eguaglianza degli uomini, della natura contrattualistica dello Stato, per comprendere quanto, anche al di là della loro origine protestante, tali teorie incontrassero forti resistenze nelle università legate al passato.33)
Non è un caso, perciò, che l'introduzione del diritto naturale, spesso insegnato sotto la denominazione di gius pubblico, potè realizzarsi con maggiore successo in quegli atenei dove le riforme organizzative di stampo assolutistico avevano inciso in modo più profondo. Ad esempio a Pavia, sulla scia degli indirizzi austriaci, lo studio di questa materia acquisi una importanza primaria e anche a Pisa, con l'influenza asburgica, esso assunse un grande rilievo grazie soprattutto all'opera di Giovanni Maria Lampredi che, in consonanza con la tendenza sostenuta da Vienna, divenne uno dei principali artefici della diffusione del pensiero di Wolff in Italia.34)
1976; ID., Cartesìanesimo e cultura oltremontana al tempo dell' Istoria civile , in AA.W., Pietro donnone e il suo tempo. Atti del convegno dì studi net tricentenario delta nascita, 2 voli., Napoli, 1980, I, pp. 1 sgg.; R. ORESTANO, Introduzione allo studio del diritto romano, Bologna, 1987, pp. 99 sgg.; C. Gius ALBERTI, Unità nazionale e unificazione giuridica in Italia. La codificazione del diritto nel Risorgimento, 2 ed., Bari, 1988, pp. 13 sgg,
33) Sulla diffusione del giusnaturalismo in Italia, cfr. M. BAZZOLI, Giambattista Aunici e la diffusione di Pulendoti nel Settecento italiano, in Critica storica, XVI, 1979, pp. 3 sgg.; ID., // pensiero politico dell'assolutismo illuminato, Firenze, 1986, pp. 460 sgg.
**) P. COMANDUCCI, Settecento conservatore. Lampredi e il diritto naturale, Mi­lano, 1981.