Rassegna storica del Risorgimento

STAMPA PESARO SEC. XVIII; STAMPATORI PESARO SEC. XVIII
anno <1993>   pagina <468>
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Bruno Ficcadenti
alcuni aspetti religiosi e di pensiero della prima metà del Settecento oltre ad alcuni influssi particolari provenienti in Italia dalla stampa fran­cese di allora.
Nella prima metà del Settecento, appunto, dalla Francia giungevano in Italia gli echi di due modi diversi di concepire il cattolicesimo,68) quello dei gesuiti e quello dei giansenisti, rispettivamente con le traduzioni dei Memoires de Trévoux69) e con le Nouvelles Ecclésiastiques. Queste ultime influenzavano i circoli e le accademie storico-letterarie di Firenze; ad esempio quelli che facevano capo all'erudito e critico letterario Giovanni Lami e ad altri collaboratori delle Novelle Letterarie, i quali, di mentalità giansenistica, non si facevano sfuggire occasione per criticare severamente tutta la produzione in odore di gesuitismo.70)
Non di meno a Pesaro, pur predominandovi l'atmosfera cattolico-gesui­tica, l'influsso della cultura giansenistica si faceva sentire, sia attraverso le Nouvelles Ecclésiastiques, sia, più da vicino, con tutto quello che vi poteva giungere con le Novelle Letterarie di Firenze. Ciò è verificabile dal fatto che l'editore Niccolò Gavelli poteva, indisturbato, tirar fuori dalla sua stamperia un'opera di Charles Rolliti,71) amico del grande gian-
68) G. RICUPERATI, Giornali e società nell'Italia, cit., p. 249.
65) Già ampiamente trattati in questo studio anche in merito alla loro coloritura gesuitica.
7) Non per niente il Lami indirizzava una serrata critica all'editore e autore pesa­rese, Pasquale Amati, per mettere in evidenza le improprietà terminologiche, morfologiche, filologiche, ecc., riscontrate nel Manifesto con cui l'Amati illustrava ed annunciava la uscita della sua Raccolta di tutti i poeti latini (Cfr. Novelle Letterarie, nn. 26, 27, 28, 29, 30, del 1766).
Non per questo intimorito e tanto meno posto in difficoltà, l'Amati ribatteva punto per punto, con competenza e con incalzanti controdeduzioni, i rilievi mossegli dal Lami. Per l'appunto l'editore ed autore pesarese pubblicava un opuscolo dal titolo coniato su di un verso delle Georgiche di Virgilio: Ad miranda Ubi levium spectacula rerum [Vedi Biblioteca Oliveriana Mise. SA. II. d. L., opuscolo, s.d., pp. 1-24]. Fra l'altro vi sottolineava: Pasquale Amati [per] il Manifesto della sua Gran Raccolta pregar pur si fece il Sig. Oott. Lami, che riferirlo si degnasse sulle Novelle Letterarie nel tempo istesso, in cui l'impressor di Pesaro ebbe riscontri, che in Firenze si diceva pieno d'errori il Manifesto, per cui un malvagio giudizio dell'opera stessa si veniva a formare [...]. Che dee far? Dar di mano a quell'onesta difesa che ad ogni vivente è concessa .
D'altra parte sappiamo che l'erudito fiorentino di proposito aveva 'rivolto le sue osservazioni all'autore del Manifesto, anche perché il pesarese era contemporaneamente editore della Biblioteca Antica e Moderna e di altre pubblicazioni ispirate e composte dal padre gesuita Francescantonio Zaccaria.
71) Per tale novità il Lami dalle sue Novelle Letterarie annunciava che dai torchi di Niccolò Gavelli è uscito alla luce per la seconda volta [...] un libro intito­lato Seleetae et veleri Testamento historiae ad usum eorum, qui latinae Unguae rudi-mentis imbuuntur, Pesaro, 1740. È questa una raccolta di storie sacre. Questo libro continua a dire il Lami fu proposto dal celebre mons. Rollin nel tomo 1 della