Rassegna storica del Risorgimento

Storiografia. Filosofia. Secolo XVIII
anno <1994>   pagina <153>
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MarcfAurelio, l'imperatore filosofo 153
A questo proposito, mi sembra invece fondamentale il ruolo svolto da questo intraprendente e certo attivissimo diplomatico inglese, degno rivale dei solertissimi e allertatissimi commissari francesi. Nel suo pro­fondo e radicale pragmatismo, egli protestante anglicano non sde­gnò certo di appoggiare per quanto fosse nelle sue possibilità il successo di quel moto reazionario di contadini e di preti cattolici, oltre che natural­mente di avventurieri, nato su un presunto miracolo di una immagine della Madonna e esploso al grido fanatico di Viva Maria! . Di tutto ciò, ovviamente, avrebbe dovuto importare poco o nulla al puritano gen­tiluomo britannico, ma invece importò moltissimo a chi aveva ricevuto come missione fondamentale, e prioritaria su tutto, il servizio di Sua Mae­stà Britannica, e che in quelle circostanze egli vedeva chiaramente, come ho detto, incentrata sul compito di realizzare quella unità d'armi e d'in­tenti, fondamentale strategicamente, nel centro dell'Italia, per avere la possibilità di contenere e di respingere in casa loro i Francesi.
D'altronde, è ben difficile dubitare di "Wyndham quando egli stesso mette in stretta relazione il passo compiuto dagli eroici sudditi col suo zelo , volendo così insinuare con tutta chiarezza che tutto ciò che era accaduto in Toscana era solo opera sua personale e degli agenti in­glesi. Premeva soprattutto a Wyndham il far sapere a Vienna che l'In­ghilterra restava ferma e incrollabile nella lotta contro la Francia e a far prendere atto che la partita decisiva si sarebbe giocata, oltre che in Germania, proprio in Italia: che dunque l'Austria si svegliasse, se voleva venire a capo della faccenda con qualche successo, e cercasse di sbro­gliarsi dagli intrighi dell'Impero, nei quali andava invece dibattendosi.
Da questo presupposto partiva anche l'appello al ricordo della pro­posizione confidenziale fatta nel 1791 a Pilnitz da Pietro Leopoldo e da Re Federico Guglielmo, a tutte le Potenze di Europa. Ma su questo tornerò più avanti.
Qui mi interessa invece fare un'altra considerazione, che è questa: Wyndham molto probabilmente non conosceva troppo bene la vera situa­zione nella quale il povero Ferdinando di Toscana si trovava a Vienna. Egli era, si può dire senza timore di esagerare, una specie di prigioniero nel castello imperiale di Schoenbrunn, dove era stato accolto dall'Augusto Fratello, al di là di amichevoli manifestazioni tutte formali, con palese freddezza e perfino con malanimo. L'Imperatore non aveva mai perdo­nato infatti al fratello minore il Granduca la sua politica di neutralità (peraltro solo formale, come è stato visto di recente) .8) Quando, nel marzo 1799, la Francia (mai realmente convinta delle effettive intenzioni neutrali della Toscana) dichiarò guerra alla Toscana nello stesso momento che la dichiarava all'Austria, e Ferdinando III non volle trovare altra strada se non quella della vera casa, l'Austria, per riunirsi alla Famiglia,
) Haus-Hof u. Staatsarchiv, Wien (SAW), Toskana, b. 35, ma vedilo anche in B. M. CECCHINI, cit.