Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; MOTI 1821
anno
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1921
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La setta deWìJnéth Italiana in Terra di Lavoro eoe 225
a gara per distinguersi, al paia di Gastelfoi-te, e molte armi vi sono : il mio duebotte un giorno dovrà far vedere qualche cosa di bello : indi, alle osservazioni del Pecorari, pei* farlo parlate, elle niente si poteva fare senza contanti, soggiunse : si, è vero, ma gittandoci per le montagne potremmo prenderci i tesòri dello Stato, cioè i procacci,, e Cocozsone dovrebbe venire a capitolazione ; qui ebbe termine il colloquio.
Il Venditti poscia gii si rivelò settario, affermando di aver ricevuto gli ultimi gradi, e di aver fatto molti proseliti nei comune di S. Ambrogio.
B Pecorari lo incontrava di poi alla fiera di Sangermano e costatò che il Venditti s'abbracciava con diverse persone distinte, fornite di mostaccili, barba e mosche.... e che gli confidò essere del partito .
E, per completare la deposizione conti il Venditti, il Pecorari affermò che costui avesse anche dimestichezza o colloqui! col Oantasani, primo e principale delatore della setta, ma questi lo negava.
Altro rilevasi dalla deposizione del Oantasani contro Filippo Manco, emissario spedito dal Gran Consiglio iu questa provincia per trovar soeii . Col suo mestiere di costruttore di pianoforti, accordatore e suonatore d'organi, avendo larga clientela nella provincia, vi si recava spesso e la percorreva in tutti i sensi, insospettato ed indisturbato. Il Oantasani depose:
In un giorno del mese di marzo (il Manco) giungeva in Fondi in compagnia dell'esule modenese X>. Carlo Cavallini, e prese con lui alloggio in un'osteria di un tal Nicola Gravino, di quel comune. Nei discorsi che ivi tra loro facevansi, il Manco cercava persuadere che la Repubblica, proclamata in Francia era quella che conveniva a questo reame, e, nel leggere dei fogli che parlavano ai riguardo, perchè nei suoi detti veniva oppugnato, di leggieri sorgevano dei contrasti. Era di un'ora inoltrata la notte di quel di, allorché pervennero in detta osteria B Onorato Fiore e D. Federico Cari evale, i quali messisi a discorrere con Manco e Cavallini non parlarono che di cose governative. Il Fiore dopo fcale abboccamento si recò tosto in casa di D. Pietrangelo Carlevale, zio del Federico, a cui manifestò il pensiero di dovergli parlare in segreto; cosicché fatte allontanare le persone di famiglia, gli confidò di essere stato da Manco e Cavallini chiamato, col ridetto suo nipote, e resi
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