Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; MOTI 1821
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V. Castaldo
gli dette convegno presso il Monastèro di S. Agostino in Sena, dove furono raggiunti dai Oantasani e da un galantuomo di corporatura piena, statura bassa, con capelli neri, mosca, mustacchi e barba all' italiana, che dal Oantasani stesso seppe essere un avvocato venuto da Napoli. L'ignoto soggetto si avvicinò al Pecora-ri e, traendolo in disparte* gli disse di venire assicurato dagli astanti compagni di essere egli uomo Sperimentato in materia d'opinione, e però ben gli conferiva i primi due gl'adi della setta, dandogliene le istruzioni in stampa : indi, nel congedarsi dal Frangente, lo premurò ad impegnarsi a fondare circoli in tutto il circondario di Boccamonfina e ad indicargli il numero degli ascritti. Manifestava inoltre che dal Oantasani aveva saputo che presidente del circolo di Casteliorte era Luigi Leo.
Anche il Pecorari fu coinvolto nelle vicende rivoluzionarie del '20, essendo sergente nei militi e fts condannato, cinque anni dopo, a 25 anni di ferri. Graziato e liberato nel 1848, era misero e poverissimo ed era stato beneficato dal Frangenti, e si faceva delatore dopo Oantasani, per salvarsi anche lui dalle conseguenze delle rivelazioni di costui. L'annotatore però ci dice ohe il Pecorari, ventiquattrore dopo (nell'ottobre 1848) da che fu ascritto alla setta, denunziava tutto all' Intendente della Provincia, e .nel dicembre il Oantasani faceva lo stesso presso il Tenente Guanciale in Mola. Né Sorrentino lo sospettò, e nel dicembre del 48 e nel febbraio del 49, venendo a Sessa, si univa e confidava con i due.
Gli arresti e la reazione incominciarono dopo la notizia della sconfitta di Novara.
Delatore di Carlo Cavallini fu il Parroco B. Alberto Grimaldi di Sessa famigerato, dice l'annotatore, in fatto d'estorsioni e pubblici e privati intrighi . Il Cavallini, veterinario, aveva un'abituale dimora m Sessa, quando, per i suoi anarchici sentimenti , fu colpito di bando nel settembre del 1848. Non ebbe tempo di recarsi alla sua dimora e scrìsse un biglietto al Grimaldi, che ne era il proprietario, onde ritenere in pegno i mobili fino al pagamento della pigione, raccomandandogli però di conservare scrupolosamente le sue carte Tali cose furono dal Grimaldi rivelate al Giudice istruttore,, e provocarono una visita domiciliare, da cui vennero fuori le carte e '! lettere compromettenti.
Michele Bozzera era invece denunziato da D. Clementina Signoroni e da Gennaro Pietro, suoi conterranei, di apparto-