Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; MOTI 1821
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1921
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231
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La mito, dell'Unità Italiana in Tetra di Lavoro eoe. 231
nere ad una comhHeola ohe tendeva alla repubblica, composta da Bartolomeo Sozzerà, suo cugino, da Girolamo Frangente di Sessa, Gusperino Leo di Oastelforte, da Manco e Cavallini .
1 La nota avverte che in Oorigliano i Tumoli, i Catoni, i >Sig.uorelli e Gennaro 3?ierro erano nemici d'interessi e d7intrighi, e Calunniarono i due Bozzera, specialmente Bartolomeo, che in qualità di coinmissario nel Giudicato, si opponeva àgli intrighi del Tumolo, perito sanitario. Altri delatori furono tal Fusco contro i Matfcei, e il prete Signorelli contro Gaspare Leo, Manco fi Cavallini, il Signorelli riferì che suo malgrado trovossi avvolto nei politici perturbamenti del 1821, perche obbligato da dugento carbonari armati, alla testa dei quali era Girolamo Frangenti e D. Luigi Andreoli, ora defunto, di predicare in chiesa: quindi, reso a proprie spese istruito. -Ili: la via della cospirazione non conduceva all'ieomo onesto, invano veniva tentato da Gasperino Leo, Cavallini e Manco, dopo la pubblicata costituzione, a prender parte al nuovo ordine di cose, che tanto si magnificava. Questi, non vedendolo consenziente, finsero di proseguire il loro giro d'affari.
Certo la polizia, che aveva avuto sentore della setta, agiva in maniera teoricamente indegna, per quanto in pratica sia naturale reazione di governo ed anche privata. Sicura dell'esistenza della setta, per quanto non troppo pericolosa, la polizia creava la parte formale, richiesta dalla procedura: induceva testimoni falsi e sfruttava inimicizie e rancori. Tale è l'iniqua storia di questo periodo e non di questo soltanto.
LB ÉOVB E IL PBOCfcRAHMA DELLA SETTA.
II 25 marzo 1849, la polizia ordinaria disponeva l'arresto di diversi individui che venivano indiziati quali settari, e la forza pubblica, che vi dava esecuzione, procedeva, coli'intervento delle rispettive autorità locaji, a visite domiciliari.
* Fu in' data dei 28 dello stesso mese che in arrestarsi Nicola Sorrentino d'Afflitto si dUigenziava la sua abitazione in, questa città, tenuta in comune con Giuseppe Altobelli, e si assicuravano delle carte che si credette poter essere criminose, ed un fucile. Le quali pervenute in potere della giustizia risultarono di due proclami in istampa, del tenore di quello che dal