Rassegna storica del Risorgimento
Societ? geografica italiana. Abissinia. Secolo XIX
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1994
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Carlo M. Fiorentino
quindi, una lunga vertenza tra i governi egiziano e italiano, che però non fu portata da quest'ultimo fino alle sue ultime conseguenze, sia perché la Rubatiino per non alienarsi ulteriormente i favori del governo egiziano aveva deciso di rinunciare al progetto iniziale dell'acquisto, accontentandosi della sola concessione di quel territorio come base per ì suoi rifornimenti di carbone; sia perché il governo di Firenze93) aveva adombrato dietro le proteste del governo egiziano (alle quali era seguito immediatamente lo sbarco delle sue truppe ad Assab, per riprendersi con un'azione di forza questo lembo di terra) la presenza minacciosa dell'Inghilterra, intenzionata a non spartire con nessun'altra potenza europea la sua influenza politica nelle coste del Mar Rosso, area di grande importanza strategica dopo l'apertura del canale di Suez per il passaggio alle Indie.94
*9 II 30 aprile 1871 il governo Lanza aveva nominato una commissione, presieduta da Cristoforo Negri, per stabilire la convenienza o meno di fondare una colonia italiana in Africa, tenuto conto delle condizioni interne e degli sviluppi dei traffici internazionali (cfr. A. DEL BOCA, Gì italiani in Africa Orientale, cit., p. 41). Il Negri aveva già espresso il suo parere pubblicamente nella introduzione al Bollettino del 1871 redatto ai primi di aprile di quell'anno; in quella sede egli aveva sostenuto la validità giuridica dell'acquisto della Baia di Assab contro la tesi opposta del governo egiziano; ma al pari aveva giudicato alquanto azzardato fondare una stazione marittima in tanta vicinanza di Aden, e del territorio che ora gli inglesi par aggiungerle nel[lo] Yemen {Boll. S.G.I., voi. VI (1871), p. XXII). Su quest'ultimo punto il pensiero di Visconti Venosta doveva rivelarsi alquanto diverso, se è vero che in una lettera al console generale italiano ad Alessandria d'Egitto si era raccomandato di far comprendere al kedivè che l'acquisto di Assab da parte dell'Italia si <c dovrebbe tanto più vedere con occhio favorevole in quanto che, aggiungendosi uno stabilimento italiano a quegli altri che già si tengono da altre potenze, ne verrà agevolato quel giusto equilibrio che l'Egitto deve naturalmente desiderare, non meno in vista delle sue convenienze politiche, che a quelle delle sue aspirazioni commerciali (Visconti Venosta a De Martino, Firenze, 15 aprile 1871, n. 60, in ASMAE, Archivio di Gabinetto 1861-1887, Egitto Copialettere 1867-1871, busta 1136).
La Commissione presieduta dal Negri, ai cui lavori si erano rifiutati di partecipare Odoardo Bcccari e Nino Bixio, i quali temevano che con essi si mirasse ad insabbiare tutta la questione di Assab, non raggiunse alcun concreto risultato e si sciolse nell'ottobre del 1872. Cfr. R. RAINERO, L'anticolonialismo italiano da Assab ad Adua, cit., p. 23.
M* In una lettera al console generale italiano ad Alessandria d'Egitto, il segretario generale del ministero degli Esteri aveva scritto ancora ad un anno dall'azione egiziana su Assab, che il governo di Firenze riteneva legittima nonché la proprietà della Rabattino, la stessa sovranità italiana su quella baia, asserendo che essa non aveva fatto mai parte dell'Impero Turco, come invece asseriva il governo egiziano che in nome della Porta aveva agito. Scriveva ancora il segretario generale agli Esteri: Le ragioni che ci indussero a non mantenere viva una discussione col-FEgitto circa il possesso di Assab esistono ancora; ma il nostro silenzio non significa, né potrebbe significare abbandono per parte nostra dei diritti il fondamento dei quali fu da noi riscontrato con ogni cura ed assoluta imparzialità (Artom a De