Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
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1994
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Mario Casella
dei rappresentanti governativi a livello provinciale di fronte all'autorità centrale. Esistevano ci si domanda da più partì2* prefetti autonomi , indipendenti da Roma? Si tratta, naturalmente, di una domanda volutamente paradossale, visto che, in teoria, un prefetto del tutto autonomo e indipendente dai suoi superiori romani non c'era, n'è poteva esserci nell'Italia liberale. Il problema è allora quello di appurare se praticamente, pur in un atteggiamento di sostanziale sottomissione ed obbedienza al potere centrale, il prefetto avesse davanti a sé un qualche margine di autonomia decisionale, una qualche possibilità di discrezionalità nell'applicazione delle direttive provenienti dalla capitale. In altri termini, si pone il problema di analizzare le relazioni tra il funzionario periferico e l'autorità romana (soprattutto ministro e ministero dell'Interno) per verificare se nell'atteggiamento tenuto di volta in volta dal primo rispetto alla seconda siano riscontrabili forme di resistenza, di insofferenza o addirittura di ribellione. Più in particolare, si tratta di indagare sui rapporti politici dei prefetti con i ministri che dopo l'unità si alternarono alla guida del dicastero dell'Interno, per appurare chi di quei prefetti fosse indissolubilmente legato a questo o a quel leader politico (e potesse perciò dirsi in tutto o Crispino o giolittiano o altro) e chi invece si preoccupasse di aggirare le insidie dei troppo stretti legami con il volubile mondo della politica, cercando di fare carriera esclusivamente (o, almeno, prevalentemente) in base ai meriti acquisiti nel settore dell'amministrazione pubblica. Tra i prefetti anmiinistra-tivi è possibile trovare forme di resistenza e di relativa autonomia. Si può citare in proposito l'esempio di Giannetto Cavasola, che, com'è stato giustamente notato, seppe essere, anche a discapito della sua carriera, rappresentante dello Stato e non del governo .
2. Cavasola4) nacque a Pecetto (Torino) 1*11 dicembre 1840, da Leone e da Eletta Castellano. Cominciò la carriera amministrativa nel
2) Una domanda di questo genere poneva implicitamente A. AQUARONE {Accentramento e prefetti nei primi anni dell'Unità, in Clio, luglio-settembre 1967, p. 361 sgg.) quando invitava sia a non sopravvalutare l' onnipotenza del prefetto, sia a non minimizzare i contrasti di quest'ultimo con Roma,
3> V.G. PACIFICI, Angelo Annar alone..., cit., p. 23.
Per questa ricostruzione biografica mi sono soprattutto avvalso della documentazione conservata tra le carte dell'Archivio Centrale dello Stato (in particolare quelle Crispi e quelle contenute nel fascicolo Cavasola in MI, fascicoli personali dei prefetti, 21 serie, b. 224, f. 2605) e dell'Archivio di Stato di Roma (specialmente quelle della prefettura e della questura). Ho inoltre utilizzato l'ampio stato di servizio ricostruito su La Riforma del 26 settembre 1894, p. 1; e le informazioni contenute in A. DE GUBERNATIS, Piccolo dizionario dei contemporanei italiani, Roma, Forzarti, 1895, <p. 215; nella commemorazione che del Cavasola fece in Senato il presidente Tittoni il 27 marzo 1922; e in A. MALATESTA* Ministri,