Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <344>
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Mario Casella
dei rappresentanti governativi a livello provinciale di fronte all'autorità centrale. Esistevano ci si domanda da più partì2* prefetti auto­nomi , indipendenti da Roma? Si tratta, naturalmente, di una do­manda volutamente paradossale, visto che, in teoria, un prefetto del tutto autonomo e indipendente dai suoi superiori romani non c'era, n'è poteva esserci nell'Italia liberale. Il problema è allora quello di appurare se praticamente, pur in un atteggiamento di sostanziale sottomissione ed ob­bedienza al potere centrale, il prefetto avesse davanti a sé un qualche margine di autonomia decisionale, una qualche possibilità di discrezio­nalità nell'applicazione delle direttive provenienti dalla capitale. In altri termini, si pone il problema di analizzare le relazioni tra il funzionario periferico e l'autorità romana (soprattutto ministro e ministero dell'In­terno) per verificare se nell'atteggiamento tenuto di volta in volta dal primo rispetto alla seconda siano riscontrabili forme di resistenza, di insofferenza o addirittura di ribellione. Più in particolare, si tratta di indagare sui rapporti politici dei prefetti con i ministri che dopo l'unità si alternarono alla guida del dicastero dell'Interno, per appurare chi di quei prefetti fosse indissolubilmente legato a questo o a quel leader politico (e potesse perciò dirsi in tutto o Crispino o giolittiano o altro) e chi invece si preoccupasse di aggirare le insidie dei troppo stretti legami con il volubile mondo della politica, cercando di fare car­riera esclusivamente (o, almeno, prevalentemente) in base ai meriti acqui­siti nel settore dell'amministrazione pubblica. Tra i prefetti anmiinistra-tivi è possibile trovare forme di resistenza e di relativa autonomia. Si può citare in proposito l'esempio di Giannetto Cavasola, che, com'è stato giustamente notato, seppe essere, anche a discapito della sua car­riera, rappresentante dello Stato e non del governo .
2. Cavasola4) nacque a Pecetto (Torino) 1*11 dicembre 1840, da Leone e da Eletta Castellano. Cominciò la carriera amministrativa nel
2) Una domanda di questo genere poneva implicitamente A. AQUARONE {Accen­tramento e prefetti nei primi anni dell'Unità, in Clio, luglio-settembre 1967, p. 361 sgg.) quando invitava sia a non sopravvalutare l' onnipotenza del prefetto, sia a non minimizzare i contrasti di quest'ultimo con Roma,
3> V.G. PACIFICI, Angelo Annar alone..., cit., p. 23.
Per questa ricostruzione biografica mi sono soprattutto avvalso della docu­mentazione conservata tra le carte dell'Archivio Centrale dello Stato (in particolare quelle Crispi e quelle contenute nel fascicolo Cavasola in MI, fascicoli perso­nali dei prefetti, 21 serie, b. 224, f. 2605) e dell'Archivio di Stato di Roma (spe­cialmente quelle della prefettura e della questura). Ho inoltre utilizzato l'ampio stato di servizio ricostruito su La Riforma del 26 settembre 1894, p. 1; e le informazioni contenute in A. DE GUBERNATIS, Piccolo dizionario dei contemporanei italiani, Roma, Forzarti, 1895, <p. 215; nella commemorazione che del Cavasola fece in Senato il presidente Tittoni il 27 marzo 1922; e in A. MALATESTA* Ministri,