Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <347>
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Il prefetto Giannetto Cavasola 347
daci e consigli comunali (ad es., quelli di Olzai, Orani, Lei, Orgosolo, Dorgali, Mamoiada, Onifeci, Bitti, Silanus, Bolo tana, Oliena), gruppi di insegnanti e di studenti, associazioni culturali ed operaie, esponenti del clero nuorese, e semplici cittadini del circondario (ad esempio, di Nuoro e di Rosei) inviarono a Roma per bloccare il suo trasferimento (trasfe­rimento sconsigliato dal direttore capo della I Divisione del ministero dell'Interno e dovuto, sembra di capire, principalmente a pressioni del deputato Salvatore Maria Pirisi-Siotto). Particolarmente significativa era la lettera che il 29 aprile 1879 il ff. di sindaco e gli assessori di Nuoro indirizzarono al ministro dell'Interno per manifestare quanto dolorosa, quanto tristissima impressione avesse suscitato nel capoluogo e nei co­muni del circondario la notizia della partenza del Cavasola. Vi si deli­neava anzitutto lo stato della pubblica amministrazione al momento del-Parrivo del sotto-prefetto:
Trovò [Cavasola] ramministrazione posta a dissesto causa sia il malanimo, sia l'inerzia di chi nell'arduo posto lo avea preceduto; vidde [sic] le finanze dei Comuni sperperate, il governo dei Municipii in mano ai partiti che facendo una vergognosa mistificazione del voto elettorale lottavano, onde preponderare nei corpi consigliali e poter così a loro interesse volgere le aziende dei Comuni; trovò il senso morale abbassato nelle popolazioni al livello della indifferenza, i pochi onesti senza coraggio nonché di levar alta la voce dei propri dolorosi lamenti contro gli abusi, le angherie, le intimidazioni dei malvagi nelle cui mani trovavansi [illegg.] la fortuna, la libertà loro.
Questo stato di cose non era pur troppo nuovo; gli amministratori che prima di lui erano stari dal Governo inviati avevano osservato la gravità del male che ne opprimeva, ma non osavano porvi rimedio; e davanti alla inazione dell'Autorità i disonesti non si peritavano di non porre più freno alcuno alle sciagurate loro mire.
Le cose erano decisamente cambiate con l'arrivo nel Nuorese di Gian­netto Cavasola:
fin dai primi atti del suo governo si mostrò saggio, prudente ed energico nel combattere ogni cosa che avesse appena l'ombra d'illegalità: i buoni trovarono animo, lo secondarono, e si credeva oramai che d'una volta la onestà e la tran­quillità regnassero nel paese. Portò la operosità sua nei rami tutti della pubblica amministrazione; e le popolazioni, i comuni riconoscenti avevano in lui quella fiducia che altre autorità non sapevano né potevano inspirare; rigido osservatore della legge, ne pretendeva da tutti la osservanza; onesto sfidò impavido le ire dei molti che dei beni dei Comuni volevano farsi fonte di ricchezza privata.
I sottoscrittori della lettera non nascondevano le loro preoccupazioni circa le possibili conseguenze dell'annunciato trasferimento di Giannetto Cavasola:
È verità inconcussa che ove le opere buone si lascino a mezzo, il loro effetto non possa essere che dannosissimo. Il Sotto Prefetto Cavassola [sic] sarebbe ora traslocato in un momento decisivo per la fortuna, per la salute del Circondario;