Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno
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1994
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Mario Casella
zione della pubblica sicurezza nell'isola, decise di rinunziare alla nuova destinazione. Il 1 settembre, scrisse a Roberto Galli, sottosegretario ai-Pi nterno:
Eccellenza,
mi rivolgo a Lei per la forza del sentimento che al cospetto di Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio vince colla riverenza qualunque proposito di discussione. Ma non nasce dal solo sentimento la preoccupazione che ieri mi ha improvvisamente invaso l'animo e per la quale già ho messo a dura prova la benevola pazienza Sua, che ora invoco per interprete. La destinazione a Palermo per ricondurvi la calma negli spiriti e l'ordine negli affari mediante razionale applicazione di tutti i mezzi di governo e di tutte le leggi, segnava un compito grave ma attraente. Porvi tutto me stesso più che un dovere era per me uno slàncio che mi entusiasmava.
La creazione di un ufficio superiore rivelatami soltanto ieri dalla mia conversazione col generale Mirri e confermatami poi nella sostanza da Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio, tronca l'azione del prefetto e la circoscrive precisamente in quella parte che essa ha di più dipendente dal suo criterio discretivo.
Vero è che alla efficace repressione di talune forme della criminalità locale occorre un'azione altrettanto uniforme quanto estesa nelle diverse provincie. Ma la persecuzione di alcuni reati speciali è cosa assai diversa e più ristretta che non sia la direzione della pubblica sicurezza in genere, la quale comprende ogni servizio di tutela sociale, tanto nel prevenire quanto nel reprimere, con quella elasticità ed ampiezza di metodi e di mezzi che costituisce parte essenziale e delicatissima della delegazione di potestà sovrana ai prefetti.
Ora la direzione che si crea in Sicilia è precisamente quella ampia che tocca tutti i servizi; e cosi certamente l'ha intesa il Generale, al quale tutti i prefetti dell'Isola dovranno far capo.
Non metto in dubbio che il senno e la prudenza del Generale toglieranno per quanto dipenda dalla persona, molta parte della asprezza che l'ordinamento abbia in sé. Ma neppure le istruzioni del Ministero potranno togliere ad esso ciò che abbia di restrittivo, specialmente per il prefetto di Palermo più direttamente a contatto. Infatti, se le istruzioni avessero forza di regolare siffatti rapporti di servizio non sarebbe mestieri di un decreto reale da essere convertito in legge. Ma il decreto che diverrà legge occorre appunto perché si tratta di creare una funzione organica che nella nostra legislazione non c'è; ed una funzione che necessariamente deve essere superiore, perché altrimenti sarebbe inutile. E se una funzione superiore cresce al disopra del prefetto, egli è evidente che la posizione gerarchica di lui scema in tutto ciò che riguarda ordine pubblico ed esercizio di influenza personale per mantenerla.
Questa diminuzione di autorità, per quanto potesse essere circondata da riguardi personali, non corrisponde per non dire altro al concetto che io mi ero formato della prefettura di Palermo e della azione pacificatrice che mi avrebbe assortito mente e cuore. Tanto meno vi corrisponderebbe nel momento della attuazione delle leggi eccezionali, le quali devono trovare criterio direttivo e misura nella coscienza individuale di chi le applica.
In siffatte condizioni io non mi sento di assumere la prefettura di Palermo, che richiede libertà corrispondente alla imponenza della responsabilità e alla quale io non posso andare con qualsivoglia limitazione di autorità.
Mi è impossibile dire con quale rammarico io pensi alle conseguenze di siffatta dichiarazione e non per me. Ma sento il dovere di farla e la scrivo affinché sia più precisa e più precisamente intesa e ritenuta, poiché sarebbe assai