Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno
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1994
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359
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Il prefetto Giannetto Cavasola 359
Peggi il consentire, per atto di mero ossequio, ad assumere una posizione che non si potrebbe poi sostenere.
In quanto alla mia persona, Sua Eccellenza non ne abbia pensiero. Ho avuto una designazione altamente onorifica che per circostanze speciali ora sfuma; è logico che ciò non disturbi altre combinazioni ed altre persone. Lascierò [sic] il posto al mio successore ed io ne aspetterò un altro fino a che si presentino opportunità ed intenzione di darmelo.
Vostra Eccellenza mi usi quest'altra somma cortesia di far conoscere nel loro testo le mie dichiarazioni. Le desidero presentate da Lei e glie ne dò preghiera, affinché sìa più manifesta che mai la inalterabilità della mia devozione a S. E. il Presidente del Consiglio.475
Galli informò subito Crispi della lettera e della decisione di Cavasola. E Crispi, seccato, il 2 settembre, rispose al sottosegretario:
Il Commendatore Cavasola, nella lettera a voi diretta, giudica l'opera mia senza averla conosciuta.
Il decreto del 30 agosto, per ragioni speciali della Sicilia, armonizza concentrandola la direzione della pubblica sicurezza nell'isola. Non turba razione dei prefetti, i quali esercitano le funzioni loro conferite dalle leggi e dai decreti in vigore.
Ogni prefetto, nella sua provincia continuerà, come pel passato ad amministrare; ma la polizia nell'isola agirà con unità di concetti, senza il pericolo di dissonanze che sarebbero pregiudizievoli alla pace pubblica.
Io non so quali idee abbia il Cavasola per l'amministrazione della provincia di Palermo. Io solo affermerò ch'esso sarà l'uguale dei suoi colleghi.
Ducimi se egli di ciò non sia contento e se avessi potuto presumere che dissentirebbe da me, non avrei disposto della prefettura di Roma.
Persuadetelo ad accettare la posizione che gli ho assegnato e che sarà onorevole per lui.483
Roberto Galli non mancò di adoperarsi per convincere il Cavasola ad accettare la prefettura di Palermo. Ma il prefetto confermò la sua decisione, e il 4 settembre scrisse direttamente a Crispi:
Eccellenza,
solamente chi sapesse che non erano bastati venti anni a cancellare l'attrattiva della prima impressione, avrebbe potuto comprendere l'intima soddisfazione mia di aver avuta Palermo. E solamente argomentandola dalla mia gratitudine a Vostra Eccellenza per avermela data potrebbe in oggi misurare l'amarezza dell'animo mio nel dire non la possa più accettare.
Io non mi sono permesso, Eccellenza, e non mi permetto di giudicare del provvedimento adottato. Potrei anche convenirne e plaudirlo, se il mio consenso e il mio plauso avessero un valore, considerandolo in se stesso e nelle ragioni che lo hanno determinato. Considerandolo soltanto in rapporto alla mia persona io sono costretto a dire non sarei più io, né per me, né per Lei, né per ruffido .
47) La lettera in ACS, Crispi Roma, i. 568, Cavasola . 48> Copia della lettera: ivi.