Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <360>
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Mario Casella
Comprendo tutti gli inconvenienti e i disturbi del rifare; sarei stato felice di evitarli se avessi potuto averne sentore.
E non oso aggiungere altro. Di una cosa sola ormai mi preme ed è che l'Eccellenza Vostra non ritenga che a siffatta decisione abbia potuto arrivare senza grande sforzo della riflessione sul sentimento devoto che ho per Lei.49)
Immediata e dura fu la risposta che Crispi prima spedì (da Napoli), poi ordinò che non venisse consegnata, e infine chiese che fosse recapitata:
Signor Commendatore,
quantunque ella tenti nasconderlo con le frasi, la di lei lettera del 3 cor­rente contiene un giudizio e un rifiuto. Ne sono dolente, perché non posso accet­tare né l'uno né l'altro. Nella provincia di Palermo io voglio che la politica non imperi sull'amministrazione, e mi ero rivolto a lei nella lusinga che Ella, ammi­nistratore egregio, avrebbe saputo attuare il mio progetto. Essendo affidata a me dal Re e dal Parlamento la direzione del governo del nostro paese, ho il diritto di esigere che i funzionari da me scelti adempiono al dovere che loro incombe nel luogo dove io li credo utili. Cordialmente la saluto.50)
Prima di consegnargli la lettera di Crispi, il sottosegretario Galli volle fare ancora un tentativo per convincere l'orgoglioso funzionario ad accettare il trasferimento a Palermo. In un colloquio svoltosi il 7 set­tembre, gli parlò della delicata situazione in cui versava il paese e della fiducia che Crispi riponeva in lui- Egli telegrafò subito dopo al presidente del Consiglio e ministro dell'Interno ricordava vostre con­tinue prove di afletto, anche in occasione incidente con noto deputato [Garibaldi]. Parvemi scosso e dissemi che ci saremmo riveduti domat­tina ore 9 .51) Ma, evidentemente, il colloquio non ebbe i risultati spe­rati, se, alla fine, dopo uno scambio di telegrammi con il capo del Governo, Galli consegnò al Cavasola la lettera di Crispi. A quanto riferì il sottosegretario in un telegramma al presidente del Consiglio e ministro dell'Interno, il prefetto la lesse con evidente dolore temendo possiate attribuire a non intera deferenza quanto proviene piuttosto da sfiducia in se stesso di giungere a soddisfare [le superiori attese] in date circo­stanze .52) Ma non per questo, Cavasola ritornò sulla sua decisione. L'8 settembre scrisse a Crispi:
Eccellenza,
mi è stata consegnata or ora la lettera di Vostra Eccellenza del 5 corrente. Sono dolentissimo che le mie parole abbiano potuto prestarsi ad una inter­pretazione che eccede il mio pensiero.
**> La lettera: ivi.
5) La minuta della lettera: ivi.
si) H tei., datato 7 settembre 1894, ore 17.50: ivi.
52) Il tei., datato 8 settembre 1894: ivi.