Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
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1994
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Mario Casella
personalmente qualunque sacrificio, ma crede sua autorità prefetto diminuita ed essendo Palermo vicino al Comando, ancora maggiore sua dipendenza, che lo paralizzerebbe nella sua azione e nella sua stessa responsabilità .S8) Il 12 settembre, il prefetto scrisse nuovamente al presidente del Consiglio:
Eccellenza,
il timore di incorrere un'altra volta nella censura di Vostra Eccellenza, avrà forse trattenuta di soverchio la frase nell'esprimere il mio pensiero. H quale io intendeva, colla ultima mia, di riferire completamente alle precedenti dichiarazioni.
E quelle riassumo oggi più completamente in questa maniera.
Io aveva accettata con entusiasmo la prefettura di Palermo, non avendo alcun indizio che mi facesse supporre una diminuzione di funzioni, per qualsivoglia altissima ragione di governo ideata. Appena saputo che l'ufficio di prefetto a Palermo non sarebbe stato completo, a voce e per iscritto ho dichiarato che non mi sentiva di assumerlo.
La stessa dichiarazione ripeto ora senza credere di mancare alla ossequenza personale verso di Vostra Eccellenza, né alla disciplina, perché ritengo fermamente non sia mancanza il non accettare una funzione limitata ad una parte, sia pure nobilissima, del proprio grado. E per la stessa ragione sono prontissimo ad andare, se così piaccia a V. E., a qualunque infima residenza, dove sieno complete le funzioni assegnate dalla legge al grado mio.
Io sono lietissimo che parecchi colleghi sieno pronti a sostituirmi. Ognuno è schiavo dei suoi precedenti. Io ho lavorato per 34 anni a darmi nella vita pubblica una fisionomia propria. Mettendomi ora, sul finire della carriera, a lavorare sott'ordine, distruggerei me stesso, senza riuscire utile strumento al paese. Tutto ciò sia ritenuto, come lo sento, col più grande rispetto e con invariata devozione.59)
Mentre era in corso il braccio di ferro tra Crispi e il prefetto Cava-sola, giungevano al ministero dell'Interno sollecitazioni per una rapida soluzione della questione relativa alla prefettura di Palermo. Una di quelle sollecitazioni portava la firma di Umberto di Lavriano, che, per essere stato nei primi otto mesi del 1894 incaricato di reggere la prefettura del capoluogo siciliano (era stato esonerato il 1 settembre), mostrava di conoscere bene l'ambiente siciliano e di comprendere, giudicandoli fondati, gli scrupoli del Cavasola. Scrisse infatti a Crispi, da Bologna, ni settembre 1894:
La questione che a ciò [a scriverLe] mi spinge è quella della Prefettura di Palermo e del comm.re Cavasola. Forse a quest'ora essa è già risolta nell'uno o nell'altro senso ed allora le mie parole cadono nel vuoto. Ma, se è tuttora pendente, io non saprei abbastanza pregare V. E. perché si trovi modo di indurre il Comm.re Cavasola a risolversi ad accettare. In Sicilia ed a Palermo in ispecial
ss) Il tei, datato 12 settembre 1894: ivi. La -lettera; ivi.