Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
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1994
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Mario Casella
sue speciali attitudini, non fu ispirata che dall'ardente desiderio di sostenere la propria responsabilità e di potersi valere interamente della sua non breve esperienza. Nel dare notizia dell'ordine, impartito dal generale Mirri, di restituzione delle armi requisite ai siciliani durante lo stato d'assedio, La Riforma si diceva sicura che il ritorno della normalità nell'isola avrebbe reso meno spinoso il compito del prefetto Cavasola, avendo egli maggior campo di attendere alle non meno importanti cure che impone la necessità di procedere con mano ferma alla eliminazione delle cause di malessere e di malcontento . E aggiunse, generosa di riconoscimenti ma anche di raccomandazioni che avevano tutta l'aria di vere e proprie istruzioni:
Del resto, l'ordinamento speciale che fu già adottato in Sicilia, e non vi fece cattiva prova, potrà esser tolto anche prima del termine designato dal decreto reale.
Ma, sebbene questo richieda che i prefetti si tengano in relazione col generale che comanda le truppe dell'isola, i consìgli di un uomo tanto giustamente stimato come il comm. Cavasola saranno tenuti nella più alta considerazione, così dal generale Mirri come dal Ministro dello Interno.
Specialmente, però, dopo che si è potuto assodare come le condizioni della sicurezza siano divenute più tranquillanti, l'intelligenza e l'alacrità del nuovo prefetto si potranno rivolgere alle indagini ed alla cura radicale, benefica, che da lui si può compiere efficacemente.
Le prove fatte in altre provinole dal comm. Cavasola sono la più promettente garanzia che in Sicilia procederà diretto per la sua via, senza farsi sopraffare dalle ingerenze che intorbidano ed inceppano l'azione di coloro che sono responsabili dell'andamento dei servizi pubblici.
Equanime con tutti, non facile a scambiare i fantasmi per la realtà, né a correre ciecamente verso la dura repressione, senza aver prima ricercato le origini dei fatti spiacevoli, il Prefetto di Palermo non avrà preferenze e predilezioni, ma sarà giusto ed inflessibile con tutti; non si renderà schiavo delle chiesuole, e affronterà animosamente tutti gli ostacoli che si ponessero sulla sua strada, per impedirgli di attuare risolutamente il programma che si è prefisso.
Le Amministrazioni Comunali non si potranno mutare in conventicole, e la giustizia sarà per tutti ugualmente applicata, evitandosi le sperequazioni nei gravami tributari che furono una delle cagioni di malumore della quale si seppero giovare i fomentatori di disordini.
Tutti i partiti che non escono dai confini della legge saranno in grado di muoversi liberamente; e, non trattenuto da grette prevenzioni e diffidenze, il comm. Cavasola non mancherà di ascoltare la voce serena e giudiziosa di quanti avranno buone ragioni da far valere o opportuni suggerimenti da esporre.
In tal modo si conseguirà sollecitamente l'alto obiettivo di dare alla Sicilia la calma perenne, e si potrà con calma e con profitto adempiere al dovere che si impone a tutti, di restituire all'isola la durevole e generale prosperità.63)
8. La sera del 29 settembre, dopo un colloquio con Crispi, Cava-sola partì per Palermo, lasciando nella capitale un ottimo ricordo, sia in
<tf) La Riforma, 26 settembre 1894, Il Prefetto di Palermo.