Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <366>
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Mario Casella
dosi delle intricate questioni del Municipio romano, aiutò in tutti i modi l'Opera benefica della Congregazione di Carità, mantenne rapporti cordialissimi con l'Am­ministrazione provinciale, tanto che il Consiglio, appena riunitosi, emise all'una­nimità un lusinghiero voto di plauso per il Prefetto che lasciava la Provincia così bene da lui amministrata.
Egli infatti lasciò Roma fra il generale dispiacere e restando con tutti in ottimi rapporti, perché il Cavasola agendo sempre secondo giustizia, ottenne che anche coloro i quali vengono da lui combattuti, ne riconoscano l'equità.
Nell'ufficio, occupandosi di tutto, fin dei più minuti affari, lavorando giorno e sera, riuscì ad infondere una insolita attività, allontanando tutti i mestatori e le illecite influenze.
Lasciò questa provincia per suo desiderio, nutrendo l'ambizione di Palermo, dove va con entusiasmo ora che sono scomparse quelle difficoltà che nel decreto Mirri gli era parso di riscontrare.
Ne[lle] cose di pubblica sicurezza ha pratica grande e colpo d'occhio sicuro. Egli ama agire di sua iniziativa, studiando le cause più che gli effetti, e questa sua qualità darà presto in Sicilia benefici risultati.65*
Da Palermo, dove giunse il primo ottobre, Cavasola telegrafò subito a Crispi: Nell'assumere servizio in questa sua provincia insigne provo anzitutto bisogno di rinnovare a V.E. atti del mio pieno ossequio .66) Replica del capo del governo e ministro dell'Interno: La ringrazio di aver ricordato me nell'assumere il governo di cotesta provincia nella con­vinzione che la di lei opera intelligente mi darà nuova prova che la mia fiducia è stata ben riposta in lei .67)
Preso possesso del suo nuovo ufficio, Cavasola indirizzò ai sindaci e alle autorità della provincia palermitana la seguente circolare:
Assumo oggi l'ufficio di prefetto in questa provincia insigne alla quale mi legano ricordi carissimi, affetti antichi. La coscienza dei miei doveri e l'animo deliberato di dedicarvi tutto me stesso mi permettono far notare che neppure la riunione delle forze governative in un unico intento basterà a darci il bene pubblico, al quale tutti aspiriamo, se non soccorra, non aiuti l'opera dei sindacati, dei capi degli Istituti locali, dei cittadini stessi. Il vasto campo di studio e di azione che ci ripara innanzi ha un posto d'onore per tutti, di tutti invoco il concorso, affinché nella tutela efficace di ogni diritto riesca fecondo promuovere ogni legittimo interesse.68*
Commentando la circolare, il giornale filoradicale romano La Capitale sottolineò l'importanza dell'appello alla collaborazione della cittadinanza, criticò la politica dello stato d'assedio adottata nel recente passato nel-
65) La Riforma, 26 settembre 1894, p. 1.
** H tei. in ACS, Crispi Roma, f. 568, Cavasola.
67> La minuta del tei., datata Napoli 2 ottobre 1894: ivi.
> Il testo della circolare in La Capitale, Roma, 3-4 ottobre 1894, p. 1, La circolare Cavasola.