Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <367>
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II prefetto Giannetto Cavatola 367
Pisola, ed auspicò: Ora che l'on. Crispi si trova, per sua fortuna, fuori di tutte le pastoie dello stato d'assedio affidato a mente poco dut­tile, ha scelto con insistenza lodevole un perspicace funzionario, perché faccia quello che altri non ha saputo fare, e non dubitiamo che il commendatore Cavasola, con quell'abilità che già a Napoli ha dimostrato, saprà con amore ed onore elevarsi in quest'opera di risanamento . Mise anche in guardia dalle facili illusioni: sarebbe una ingenuità credere che la Sicilia, così com'è, riceva rapidamente dall'opera di un funzionario o di più funzionari, quel soffio vivificatore che è nel cuore di tutti gli italiani. Le illusioni, anche quando sono conseguenza di ottime inten­zioni, non sono perciò meno dannose. Ora le notizie che giungono da quell'isola, e riportate dai giornali amici del Ministero, non sono fatte per illuderci, né possono illudere l'on. Crispi, siciliano e uomo di Stato. Sono cessati in parte gli efletti, ma in Sicilia non sono per nulla rimosse le cause. Anche ieri sera, lunghi telegrammi davano conto di malumori non solo latenti, ma già manifesti dei coloni contro i proprietari in questo o quel comune. E rifiorisce anche il brigantaggio, conseguenza quasi logica del malessere generale. A questo disordine, certamente prov-vederà l'autorità politica coadiuvata dall'autorità militare . Ma prose­guiva il giornale diretto da Filandro Colacito il punto più importante della circolare-Cavasola era quello che riguardava i sindaci:
A nessuno è ignoto che una delle cause dei disordini siciliani furono e sono i sindaci e le Giunte comunali. Nessuno ignora come in Sicilia le condizioni economiche di un comune erano lasciate all'arbitrio di due o tre consiglieri, qualche volta del solo sindaco, il quale imponeva, senza discussione, dei bilanci arbitrari, con aggravio insopportabile di dazi consumo.
Nessuno ignora che in quel paese, quel che si ritiene mostruoso nel resto del Regno, non solo è possibile, ma è stato generalizzato.
Che i bilanci comunali, in un paese povero come è la Sicilia, presentavano quasi ovunque spese voluttuarie arbitrariamente fatte votare in sedute consigliati che sa Iddio come si tenevano.
Tutti gli uomini liberi, tutti i pubblicisti che furono in Sicilia l'hanno, non solo constatato, ma divulgato con lettere ed opuscoli.
Ora è appunto, non verso i sindaci e verso le Giunte municipali che deve convergere l'attenzione e l'azione il prefetto Cavasola; ma contro questi sindaci e contro queste Giunte. Il male, almeno nella sua parte maggiore, è là. Bisogna che i sindaci si persuadano che i denari degli amministratori non sono merce che si possa impunemente barattare, consumare o sfruttare senza un controllo e senza che si sappia perché si spremono dalle tasche e dove vanno a finire. Purtroppo il male che si lamenta in Sicilia non è solo della Sicilia, ma in nessun altra regione è generalizzato a quel modo.
Il comm. Cavasola a quest'opera di epurazione deve quindi rivolgere tutta la sua attività ed intelligenza, ed i suoi precedenti ne affidano che saprà uscirne oculatamente.*
**> BERT., La circolare Cavasola, in La Capitale, Roma, 3-4 ottobre 1894, p. 1.