Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <370>
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Mario Casella
a Napoli, allora comandante questa compagnia interna dei Carabinieri Reali, non­ché l'Ispettore Capo Cav. Amodio ricevemmo una vera sorpresa nelle quotidiane conferenze col Sig. Prefetto, udendolo manifestare frasi di compianto pei con­dannati dai Tribunali di Guerra chiamandoli vittime, ed altre che suonavano apertamente disapprovazione dell'attuale indirizzo di governo.
Insisteva in oltre nel dire che, mentre per la polizia ordinaria avrebbe lasciata libera l'azione del Direttore Generale della P. S. in Sicilia, per quella politica avrebbe assunta lui Tunica direzione, e non avrebbe tollerato ingerenze di nessuno, e tanto meno esitazioni di dipendenti. Annunziò quindi che in fatto di pubbliche manifestazioni egli voleva la massima libertà, ed inculcava ai fun­zionari di P. S. di limitarsi ad elevar verbali di contravvenzione, ove ne fosse il caso.
Da queste e da altre sue affermazioni io trassi sulle prime l'impressione che egli fosse qui venuto di mala voglia, ed attribuivo anche all'emicrania ner­vosa, che lo affligge di frequente questi scatti e quelle frasi. Se non che non tardai a convincermi che esse erano costanti, come un vero programma di am­ministrazione.
Di fatti, cominciate le segrete riunioni per la così detta Lega della libertà, i miei confidenti, che mi informavano minutamente di tutto, mi scrivevano che i capi, cioè Colnago e Lovetere, incoraggiavano i gregari ad osar tutto, affermando che il Prefetto era per loro, aveva simpatia pei socialisti ed impedirebbe che la questura li molestasse, tanto da far ritirare le denunzie di domicilio coatto.
Queste segnalazioni trovavano realmente riscontro nelle confidenze tra me ed il Sig. Prefetto.
L'implacabile questore palermitano proseguiva accusando il prefetto Cavasola di non aver favorito, ma anzi di aver ostacolato la denuncia e l'arresto di numerosi sovversivi in base alla legge antianarchica 19 luglio 1894; di aver minimizzato o di non aver combattuto abbastanza la propaganda sovversiva e antigovernativa in vista delle elezioni per il IV collegio di Palermo (dove, com'è noto, dopo il ballottaggio, Gari­baldi Bosco ebbe la meglio su Pietro Bonanno) e di quelle di Corleone (gennaio 1895); e infine di non aver preso provvedimenti contro infiltra­zioni mafiose nelle am m ilustrazioni di alcuni comuni della provincia. E concludeva:
Questi i fatti più salienti che posso rassegnare all'È. V. quali fattori del contegno audace ed inframmettente degli elementi torbidi e rivoluzionari, ai quali si deve la riuscita a deputato di Garibaldi Bosco, e che, continuando, potrebbe preparare presto o tardi dolorose sorprese, specie in fatto di elezioni politiche ed amministrative.
Secondo il mio modo di vedere, col cessare dello Stato di assedio le autorità del governo anziché mendicar popolarità avrebbero dovuto mostrarsi energiche e risolute nel colpire tutti coloro che tentassero riorganizzare le fila rivoluzio­narie. In Palermo invece per l'indirizzo dato dal Sig. Prefetto, non dissimile da quello dato a Catania e che fece acquistare importanza al De Felice, gli ele­menti torbidi hanno riacquistato audacia, e, proseguendosi in un tale indirizzo, non è da meravigliarsi se le condizioni della P. S torneranno quali erano prima della proclamazione dello Stato d'assedio.78*
78> La relazione in ACS, Crispi Roma, i. 568, Cavasola.