Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno
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1994
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pagina
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371
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Il prefetto Giannetto Cavasola 371
Affermazioni indubbiamente gravi quelle del questore palermitano Lucchesi. Affermazioni che constrastano con l'immagine che Cavasola aveva dato di sé prima di andare a Palermo: quella di un funzionario competente, abile, devoto alle istituzioni e soprattutto equilibrato. Dal rapporto Lucchesi affiora invece Videntikit di un prefetto incompetente, infedele, partigiano, e amico dei sovversivi . Troppo per non mettere in qualche dubbio le accuse del questore. Accuse che, se non possono avere, su qualche punto, un certo fondo di verità, appaiono nel loro insieme per lo meno esagerate, e forse anche dettate dal desiderio di liberarsi di un superiore esigente e perciò scomodo. Stento a credere che Cava-sola, per fare un dispetto a Crispi che lo aveva costretto ad accettare la sede di Palermo, arrivasse al punto di fare esattamente il contrario di quel che il capo del governo e ministro dell'Interno avrebbe voluto da lui, a cominciare da un atteggiamento energico e risoluto contro i sovversivi . Sarei più propenso a credere che il prefetto di Palermo, meno impulsivo di Crispi e meno ossessionato di Crispi e di certi cri-spini (tipo il questore Lucchesi) dal pericolo rosso , guardasse al mondo sovversivo con maggiore distacco ed equilibrio, evitando di vedere in ogni anarchico o socialista o più in generale in ogni agitatore sociale un pericolo per le patrie istituzioni.
Non appena ebbe letto la relazione Lucchesi, Crispi dispose il trasferimento di Cavasola a Modena. La notizia suscitò vivaci polemiche nel capoluogo siciliano, dove, a partire dal 18 gennaio, si ebbero manifestazioni anticrispine al grido di Viva Cavasola! . Fu lo stesso prefetto a darne comunicazione al ministro dell'Interno: Or ora telegrafò la sera del 18 un gruppo di circa trecento persone formatosi ai quattro canti risalendo Corso arrivò sotto finestre prefettura con grida di evviva e abbasso a proposito mia traslocazione. Immediatamente disposi si facesse salire qualcuno di coloro che stavano in testa e, saliti principe Formosa aw. Palmieri ed altri, dichiarai loro che io, non dimenticando doveri mio ufficio, in alcuna occasione avrei ordinato scioglimento se immediatamente folla non si fosse dispersa. In tale senso diedi ordini ai funzionari di P.S. sopraggiunti, ma folla si disperse subito. Incidente durato pochissimi minuti .79)
Su quelle manifestazioni (trascurabili per la loro entità, ma significative perché presentate da certa stampa come espressione di un'alleanza anticrispina di socialisti e di latifondisti ),M> il 18 e il 23 gennaio, il questore Lucchesi avrebbe dato a Crispi una versione tutta volta a mettere in cattiva luce il prefetto di Palermo. Avrebbe scritto nel secondo rapporto, dopo aver ricostruito la successione e i retroscena dei fatti:
n> Il tei. in ACS, Crispi D.S.P.P., b. 92.
0 G. MANACORDA, Crispi e la legge agraria..., cit, p. 83.