Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <372>
immagine non disponibile

372
Mario Casella
Continua intanto il malumore contro il Direttore Generale della Po­lizia in Sicilia e più ancora contro di me, dipinti come reazionari spinti ed avversi al comm. Cavasola, fautore di libertà. Le dimostrazioni in fatti furono capitanate dai socialisti rivoluzionari e dai noti latifondisti mode­rati, che, per interesse personale e di partito, si sono uniti ai primi, e li aiutano con tutti i mezzi, essendo in essi lo spirito di parte tanto potente ed irriflesso da non far loro vedere che il trionfo dei partiti estremi sarebbe la loro rovina, la quale può essere solo impedita dalla graduale e legale trasformazione del latifondo e dell'agricoltura, a cui l'E.V. intende con intelletto d'amore .81)
Naturalmente, Cavasola chiese spiegazioni circa il suo trasferimento a Modena. E lo fece nel corso di un colloquio con Crispi, avvenuto a Roma il 5 febbraio 1895. Il giorno dopo, scrisse al presidente del Con­siglio e ministro dell'Interno:
Eccellenza,
Le accuse riferite a Vostra Eccellenza sul conto mio e rivelate a me dal colloquio del quale ebbi l'onore ieri sera con V. E. mi attribuiscono, per la mia breve gestione di Palermo, relazioni personali, fatti ed omissioni contrarie all'in­dirizzo governativo ed anche di favore agli avversari delle istituzioni.
Io affermo che nessuna relazione mia in Palermo, con chicchessia, ha oltre­passata la correttissima misura delle convenienze sociali e dei contatti che lo stesso ufficio richiedeva. Chiamo decisamente false e calunniose invenzioni le storielle di fatti che non so neppure donde prendano origine. Ma alla Eccellenza Vostra io non chiedo di stare paga alle dichiarazioni mie. Io le chiedo, Eccellenza, ciò che ritengo sia in diritto di chiedere ogni galantuomo, che le accuse sieno con­trollate mediante ricerca ed accertamento dei fatti, con quei mezzi che Vostra Eccellenza crede di preferire. Dal canto mio mi dichiaro pronto a dare le più ampie spiegazioni di ogni particolare e in quella forma che sia meglio desiderata.
L'accertamento dei fatti è necessario e lo invoco non solamente come fun­zionario, perché non potrei esercitare l'ufficio mio in alcun luogo se la impres­sione di quell'accusa non fosse distrutta, ma anche come uomo, perché sopra ogni cosa tengo alla mia riputazione di lealtà non mai smentita in ufficio né fuori e per la quale aspiro ancora ad aver conservata la stima di Vostra Eccellenza.
Con ogni maggiore ossequio.82*
E poiché nei giorni immediatamente successivi venne a sapere da due senatori di talune accuse rivoltegli e in particolare di un non meglio specificato telegramma al principe di Trabia, Cavasola, il 9 febbraio, scrisse nuovamente a Crispi, chiedendo a gran voce di conoscere accuse ed accusatori, e di essere cosi messo nelle condizioni di difendersi e di discolparsi;
Eccellenza,
Solamente ieri sera dalla conversazione con due onorevoli Senatori ho potuto
81> Ctt., ivi.
) La lettera in ACS, Crispi Roma, f. 568, Cavasola.