Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno
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1994
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Il prefetto Giannetto Cavasola
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sapere a che alludesse rEccellenza Vostra quando nel colloquio dell'altra sera accennava, facendomene càrico, ad un mio telegramma.
Ciò che non ho potuto fare subito, nella completa ignoranza del fatto e dell'allusione, faccio ora dichiarando, nel modo più formale, falsa e mendace la attribuitami comunicazione al principe di Trabia. Deploro che l'accusa, fatta nota agli altri, non sia stata pure notificata a me quando sarebbe stato facile e spedito chiarire la verità e distruggere la maligna insinuazione. Ma le persone sono ancora tutte vive e la verità potrà ancora emergere.
Di fronte ad una invenzione di questa natura è ovvio che ora io mi preoccupi pure di quanto possano contenere i rapporti ai quali l'Eccellenza Vostra fugacemente accennava. Fino a quando io poteva supporre che la disgrazia mia presso Vostra Eccellenza fosse avvenuta per apprezzamento suo su informazioni generiche, io poteva dolermi e rassegnarmi in silenzio. Ora, dopo il particolare chiarito ieri, io chiedo quel trattamento che è costante e prescritto anche per un infimo agente della amministrazione, la comunicazione dei rapporti e delle accuse per le quali sono stato colpito e precipitato senza sapere il perché e dalle quali io sono in diritto di difendermi, se non più per il posto, per la riputazione mia.
Attendo perciò le comunicazioni che all'Eccellenza Vostra piacerà di disporre e in quella forma e in quel modo che V. E. crederà preferibile.
Con perfetto ossequio .MJ
Ma la richiesta del prefetto non venne accolta. Amareggiato, il 6 marzo 1896, da Modena, Cavasola telegrafò a Crispi, che si era dimesso in seguito al disastro di Adua:
Dolente che non mi sia venuta da V. E. giustizia, che mi era dovuta, adempio anche in quest'ora mio dovere, prendendo commiato di V. E. riaffermando a fronte alta che, se qualcuno ha mancato verso V. E. alla verità e alla lealtà, quello non sono stato io.84*
Asciutte e piene di risentimento furono anche le risposte a Crispi, che nei giorni del ritiro dal potere aveva sollecitato la restituzione del cifrario per la corrispondenza riservata e si era accomiatato dai prefetti.85*
9. A Modena, Cavasola restò fino al 10 aprile del 1896. Destinato alla prefettura di Torino, non raggiunse la nuova sede perché trasferito a Napoli con decreto 15 maggio di quello stesso anno. Nel capoluogo campano, il prefetto si fece notare, oltre che per l'opera di riordinamento della pubblica beneficenza col raggruppamento dei molti istituti (da 209 le opere pie furono ridotte a 61),86* per la fermezza con cui fronteggiò
*3) La lettera: ivi.
M) Il telegramma cifrato: ivi.
5) Ivi, f. 759 (I e II).
W) Su quel raggruppamento: G. Russo, Napoli e l'inchiesta Saredo, in Archivio