Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno
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1994
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Mario Casella
destro ad arbitrarie e infondate supposizioni politiche . Affermò in proposito Cavasola:
Se io vi parlo di questa miseria, egregi colleghi, è soltanto perché l'incidente è stato portato alla Camera dei deputati. E siccome non si riteneva possibile che il prefetto Cavasola, che per tanti anni è sempre stato una corretta persona avesse tenuto mano a cosa non degna, anzi come si disse, ad una turpitudine, chi ne parlava ricorse alla supposizione politica. Ci deve essere sotto qualche cosa di molto più grave si disse ed è evidente che il prefetto ha scritto così perché era sotto una pressione alla quale non poteva sottrarsi, che non poteva essere che una pressione politica, ed è il Governo che gli ha imposto di fare così.
Negli atti parlamentari ufficiali sono inserite le espressioni di quell'orrore per bocca dell'onor. Lollini, al quale io non posso dire: mi avete trattato male, perché anzi ha avuto la bontà di supporre che almeno quest'altra iniziativa mia nel male non potesse essere in me spontanea; debbo anche ringraziarlo di aver riconosciuto che io era ancora un galantuomo malgrado l'artefizio della Commissione d'inchiesta. Ma io domando alle persone dabbene, e dico: negli atti di ufficio del municipio e della prefettura c'era la decisione della Giunta provinciale con i suoi considerandi completissimi, c'era la mia lettera ufficiale dalla quale risultava chiara ed evidente quale era stata la mia opera, come avevo pensato io a trovare il denaro, come lo aveva trovato, a quali condizioni e quale affidamento aveva dal ministro del tesoro, e dal ministro dell'interno, dal direttore generale della cassa, che i denari sarebbero dati se il Consiglio li avesse chiesti: perché, adunque, a quale scopo fu pubblicata la lettera privata e gli atti ufficiali furono soppressi? a quale fine si è alterata la verità? Io non lo so!
E dopo aver espresso la protesta sdegnosa della propria coscienza contro la bassezza compiuta nei suoi confronti dalla Commissione d'inchiesta, Cavasola proseguì con un'appassionata difesa della sua personale onestà e rettitudine e della buona fede della Giunta provinciale amministrativa:
Dunque, o signori, ancora una volta io credo di aver dimostrato che buoni o cattivi fossero i contratti essi non hanno prodotto fino ad oggi nessuna rovina nel bilancio di Napoli. Reggano o non reggano essi per l'avvenire, cosa certa è che oggi noi non siamo qui per dare nulla a Napoli in conseguenza di quei contratti.
Non per questo io mi porto garante della correttezza di tutto il mondo. Io garantisco me, e quando mi sento degno di parlare dinanzi a Voi credo di essere perfettamente collocato.
Ognuno risponde delle cose sue. Se ci sono responsabilità personali da liquidare non mi riguardano. Se ne avessi viste, o intrawedute, o potute afferrare avrei fatto come sempre l'obbligo mio.
Però questo tengo a dire, che se anche vi fossero state secondo il vecchio stile napoletano (me lo perdonino i napoletani) se ci fossero state di quelle scorrettezze che là sì chiamano sbruffi, cioè la caccia alle mancie, non potevano quelle aver influito per nulla sulla bontà intrinseca delle pattuizioni.
Queste furono vagliate, pesate, confrontate da me e dalla Giunta provinciale amministrativa, nella quale erano persone alle quali non giungono sospetti