Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <378>
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Mario Casella
destro ad arbitrarie e infondate supposizioni politiche . Affermò in proposito Cavasola:
Se io vi parlo di questa miseria, egregi colleghi, è soltanto perché l'inci­dente è stato portato alla Camera dei deputati. E siccome non si riteneva possi­bile che il prefetto Cavasola, che per tanti anni è sempre stato una corretta persona avesse tenuto mano a cosa non degna, anzi come si disse, ad una turpitudine, chi ne parlava ricorse alla supposizione politica. Ci deve essere sotto qualche cosa di molto più grave si disse ed è evidente che il prefetto ha scritto così perché era sotto una pressione alla quale non poteva sottrarsi, che non poteva essere che una pressione politica, ed è il Governo che gli ha imposto di fare così.
Negli atti parlamentari ufficiali sono inserite le espressioni di quell'orrore per bocca dell'onor. Lollini, al quale io non posso dire: mi avete trattato male, perché anzi ha avuto la bontà di supporre che almeno quest'altra iniziativa mia nel male non potesse essere in me spontanea; debbo anche ringraziarlo di aver riconosciuto che io era ancora un galantuomo malgrado l'artefizio della Commis­sione d'inchiesta. Ma io domando alle persone dabbene, e dico: negli atti di ufficio del municipio e della prefettura c'era la decisione della Giunta provin­ciale con i suoi considerandi completissimi, c'era la mia lettera ufficiale dalla quale risultava chiara ed evidente quale era stata la mia opera, come avevo pensato io a trovare il denaro, come lo aveva trovato, a quali condizioni e quale affidamento aveva dal ministro del tesoro, e dal ministro dell'interno, dal direttore generale della cassa, che i denari sarebbero dati se il Consiglio li avesse chiesti: perché, adunque, a quale scopo fu pubblicata la lettera privata e gli atti ufficiali furono soppressi? a quale fine si è alterata la verità? Io non lo so!
E dopo aver espresso la protesta sdegnosa della propria coscienza contro la bassezza compiuta nei suoi confronti dalla Commissione d'inchiesta, Cavasola proseguì con un'appassionata difesa della sua perso­nale onestà e rettitudine e della buona fede della Giunta provinciale amministrativa:
Dunque, o signori, ancora una volta io credo di aver dimostrato che buoni o cattivi fossero i contratti essi non hanno prodotto fino ad oggi nessuna rovina nel bilancio di Napoli. Reggano o non reggano essi per l'avvenire, cosa certa è che oggi noi non siamo qui per dare nulla a Napoli in conseguenza di quei contratti.
Non per questo io mi porto garante della correttezza di tutto il mondo. Io garantisco me, e quando mi sento degno di parlare dinanzi a Voi credo di essere perfettamente collocato.
Ognuno risponde delle cose sue. Se ci sono responsabilità personali da liqui­dare non mi riguardano. Se ne avessi viste, o intrawedute, o potute afferrare avrei fatto come sempre l'obbligo mio.
Però questo tengo a dire, che se anche vi fossero state secondo il vecchio stile napoletano (me lo perdonino i napoletani) se ci fossero state di quelle scor­rettezze che là sì chiamano sbruffi, cioè la caccia alle mancie, non potevano quelle aver influito per nulla sulla bontà intrinseca delle pattuizioni.
Queste furono vagliate, pesate, confrontate da me e dalla Giunta provin­ciale amministrativa, nella quale erano persone alle quali non giungono sospetti