Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <381>
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11 prefetto Giannetto Cavasola 381
il paese quando i nobili delle provincie disperdevano qui i loro danari. Napoli non è stata ricca mai!
Qui bisogna promuovere, favorire e tutelare ogni legittimo interesse. Quando la massa dei legittimi interessi sarà divenuta prevalente e cosciente, essa non tollererà più la propria rappresentanza in mano a coalizioni d'interessi illegittimi e allora la risurrezione morale s'imporrà per necessità di cose. Fino a che là si giunga, non c'è che resistere, spingere, colpire fin quanto si può con costanza e fermezza, senza deviazioni, né transazioni!
Il Governo può e deve essere il faro; le onde non le domina che il tempo.
Questo il concetto generale che Cavasola aveva messo a base della sua azione per Napoli, un'azione svolta con lena e con vero amore , e fondata non tanto su proposte operative grandiose e dispendiose, ma piuttosto su quelle che possono sembrare le piccole risorse e che sono invece capaci di larghi benefizi . Io proseguì l'ex prefetto mi sono persuaso che la miglior cosa a fare fosse quella di secondare tutte quante le iniziative utili, secondare e favorire lo sviluppo di tutte le grandi e piccole industrie le quali avessero nella tradizione del paese e nelle maestranze già addestrate il maggior fondamento del loro prossimo avvenire . E nella convinzione di poter offrire un utile contributo alla discussione sui mali di Napoli in corso al Senato, ricordò alcune delle proposte concrete da lui a suo tempo avanzate per la industrializzazione della città (soprattutto con la lavorazione del ferro e con l'industria fer­roviaria), per la valorizzazione e l'esportazione dei prodotti dell'artigia­nato, a cominciare da quelli derivanti dalle arti del cuoio e della calzo­leria, per salvare dal disastro taluni molini e pastifici di Torre Annun­ziata, per incentivare la produzione, la trasformazione e la commercializ­zazione dei prodotti legati all'agricoltura (tabacco, ortaggi, frutta, con­serve...), per incoraggiare e proteggere dalla concorrenza straniera le atti­vità dei pescatori di spugne di Torre del Greco. Il tutto nella convin­zione che fosse da evitare l'errore fondamentale di credere che il miglioramento economico possa venire da opere di Stato . Su questo, Cavasola non aveva avuto e continuava a non avere dubbi: Senza mancare di riguardo, né di fede nelle grandi industrie, io credo si debba intanto tener conto di tutti i piccoli rigagnoli che potrebbero diventare un largo corso fecondo per Napoli* E quando Napoli avrà acquistato un movimento commerciale e industriale diverso da quello che oggi non abbia, voi vedrete che anche la vita pubblica vi prenderà un altro aspetto . E la prova di quanto affermava, l'ex prefetto la vedeva nelle discussioni legate al porto di Napoli, per la cui ristrutturazione molti invocavano l'aiuto statale:
Le maggiori insistenze [...] sono per lavori al porto ed io non metto in dubbio che esso debba essere completato. Ma anche come sta in oggi il porto di Napoli è uno dei migliori del Mediterraneo, certamente è il più bello dei nostri. Non pertanto esso non influisce ancora sulla condizione economica di