Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1994>   pagina <382>
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Mario Casella
Napoli. Non dà ad essa quel beneficio, che certi piccoli scali danno a città secon­darie. Perché ciò? Perché Napoli al giorno d'oggi non possiede un solo piroscafo napoletano [...]. È impossibile che un porto diventi una risorsa per qualsiasi città o regione, se gli uomini che vi stanno dattorno non si fanno armatori e commer­cianti. Può un porto avere una efficienza commerciale anche senza flotta propria se la sua posizione geografica lo metta in condizioni di essere un porto di transito; ma Napoli non lo sarà mai.
Dunque è porto che in arrivo non serve che per quella limitata importa­zione della quale Napoli possa essere l'emporio; esso deve invece chiedere la sua attività alla esportazione della produzione esistente intorno ad esso e dietro di esso, che è quella che parimenti costituisce la ricchezza degli altri porti. Ma biso­gna avere marina propria e case di commercio prossime, affinché le correnti com­merciali si leghino al proprio porto.1061
Il discorso di Cavasola, tutto volto a dimostrare che la situazione di Napoli non fosse il prodotto di colpe ma l'effetto di una serie di cause in gran parte non imputabili alle amministrazioni che si erano succedute alla guida del comune partenopeo, fu attentamente seguito dai senatori. Molti di costoro andarono a stringergli la mano, non appena l'ex prefetto di Napoli ebbe finito di parlare. Ma non mancarono inter­venti critici: quello, ad esempio, del senatore Saredo, presidente della Commissione d'inchiesta su Napoli, il quale, pur dicendo di comprendere che l'ex prefetto giustamente tenga a difendere l'opera sua e pur riconoscendo quanto vigorosamente egli si fosse adoperato per miglio­rare alcuni aspetti della questione (quello, ad esempio, relativo ai con­tratti), confermò i rilievi e le accuse contenuti nella relazione conclusiva dei commissari,1071 provocando una secca replica del Cavasola.108)
10. Con il 1 settembre 1900, dopo che Pelloux lo aveva nominato direttore generale dell'amministrazione civile presso il ministero dell'In­terno,1091 Cavasola fu collocato a disposizione. Prima di lasciare Napoli, il 31 agosto, aveva inviato saluti rispettosi di commiato al senatore Villari, augurandosi di poter contare anche a Roma sulla sua benevo­lenza .I10) Confermato alla direzione deU'aniministrazione civile da Saracco, l'ex prefetto preferì lasciare ed essere collocato a riposo allorché, nel febbraio del 1901, arrivò alla guida del ministero dell'Interno Giovanni Giolitti. Corse allora voce che il re, ben disposto nei suoi confronti, lo volesse norninare ministro della Real Casa, ma non se ne fece nulla,
100 Ivi,
> Ivi, p. 158 sgg.
1081 Ivi, p. 160.
109> A. SCIROCCO, Cavasola..., oit, p. 29.
ito) Così in un biglicttico da visita (in BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA, Car­teggi V'diari t 10, ff. 182-185, f. Giannetto Cavasola).