Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno <1994>   pagina <389>
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Contestazione studentesca a Pavia
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Il grande tabu: studenti e politica
Al contrario di quanto avverrà cinque anni dopo, i tumulti del 1885 si spengono senza dare vita a un movimento di protesta ben defi­nito e con scopi precisi. La loro intensità è comunque sintomo di qualcosa di nuovo che sta fermentando tra i giovani e non manca chi si interroga per cercare di comprendere il fenomeno. Nei settori più conservatori del corpo docente si fa strada la convinzione che ci si trovi di fronte a una profonda decadenza morale delle nuove genera­zioni: è questa, ad esempio, la spiegazione del prof. Ercole Vidari, che, nei giorni critici dei tumulti, si è ostinatamente rifiutato, al con­trario di altri colleghi, di abbassarsi a cercare il dialogo con gli stu­denti. Vidari rende nota la propria opinione indirizzando una lettera al Corriere Ticinese, foglio di ispirazione moderata che ha appena ini­ziato le pubblicazioni:
È tutta la educazione della nostra gioventù che è guasta. Vincoli mo­rali e religiosi non più, o allentati assai; il diritto fatta la legge suprema di ogni nostra azione, e messo fra i ferravecchi il dovere; l'autorità, d'ogni specie (e accademica e politica e quant'altra mai), compiacentissima sempre a lasciar fare e a lasciar passare; il pubblico pronto sempre a dar ragione a chi si ribella alle leggi ed alla autorità ecc. Con tutti questi semi, come mai si può meravigliarsi che i frutti non siano diversi?
Gli stessi concetti vengono svolti da Aristide Gabelli, che analizza il problema su scala nazionale e affida le sue riflessioni alle pagine di Nuova Antologia. Gabelli allarga il discorso a tutta la società: i figli contestano i padri, gli operai si ribellano agli imprenditori, i contadini ai proprietari terrieri, ovunque l'autorità è in crisi, il parlamentarismo s'introdusse in ogni luogo, e il principio elettivo diventò il rimedio di tutti i mali .10) Lo studente del passato era rumoroso, amante dello scherzo goliardico, ma sostanzialmente rispettoso dei superiori:
Ora questo studente non c'è più. In sua vece n'è sorto un altro, per certi rispetti, se vogliamo, anche migliore, perché i tempi camminano e gli uomini insieme con loro. È più colto, o almeno sa parlare di molte più cose, più sveglio e più sagace; è anche più pulito, più assestato, più ordi­nato, più prudente, più guardingo.
Forse, affaticando meno col suo pensiero, legge di più e impara più facilmente e più presto. Ma con tutte queste belle cose ha pigliato pur­troppo la precoce musoneria del nostro tempo e una grande impazienza di
*) La lettera del professor Vidari, fa Corriere Ticinese, 4 aprile 1885. io GABELLI, I recenti moti, cit., p. 11.