Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno <1994>   pagina <394>
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394 Alberto Magnani
La questione sociale resta peraltro un tema ancora secondario tra gli interessi degli studenti pavesi. Il Circolo di Carlo Bianchi raccoglie poche decine di soci e si regge soprattutto grazie all'appoggio fornito dai settori della democrazia radicale. È questa, ancora alla fine degli anni Ottanta, il principale referente politico degli studenti: di segno radicale sarà, infatti, il movimento che si svilupperà a partire dal 1890.
Le agitazioni del 1890
Il 1890 si apre in un clima di polemiche, sollevate dal discorso del prof. Tullio Martello che, inaugurando l'anno accademico a Bolo­gna, ha bruscamente riproposto all'attenzione del pubblico la questione universitaria, parlando esplicitamente di decadenza della Università ita­liana.2 Martello si pronuncia in favore di una riforma incentrata sulla figura del docente, che andrebbe riqualificato senza trascurare il piano economico. Mentre anche a Pavia si intrecciano le discussioni e i com­menti, il Collegio Ghislieri viene scosso da una violenta contesta­zione: il disagio che, da alcuni anni, cova tra la comunità collegiale trova una prima, immediata espressione scaricandosi contro la disciplina interna, da tempo considerata insopportabile. La protesta si collega ben presto alla richiesta, avanzata già in precedenza e guardata con orrore dai settori moderati del mondo accademico, di sostituire il convitto con borse di studio.27*
Dopo una fase di tensione crescente, la situazione in Collegio pre­cipita nel tardo pomeriggio del 18 gennaio, quando una torma scate-
- Il testo della prolusione di Martello venne in seguito pubblicato: TULLIO MARTELLO., La decadenza dell'Università italiana, Bologna, 1890.
W Si veda ad esempio il commento della Provincia Pavese, La decadenza delle Università italiane, 3-4 gennaio 1890.
-") Cfr. in proposito PENNATI, Il buon ritiro, eit., p. 63. La proposta di tra­sformare il convitto in borse di studio datava da diversi anni ed era stata avanzata anche nel 1885; cosi l'aveva commentata Aristide Gabelli: Viviamo in un'atmo­sfera nuova sollevatasi a poco a poco, per un insieme di cause, in mezzo a noi, e perciò senza che alcuni se n'accorgessero ed altri volessero accorgersene. Un segno, uno dei tanti, l'abbiamo qui sott'occhio, una memoria degli alunni del Collegio Ghislieri, che chiedono la riforma dell'istituto e precisamente da conversione dei suoi redditi in borse, o assegni annuali di studio. Alla memoria va unita una circolare ai membri del Consiglio superiore, con vive raccomandazioni di adoperarsi (presso S. E. il Ministro, affinché accolga la loro domanda. Tanto essi credono sinceramente di far bene, ed è ingenua J'inconsapevolezza della loro incompetenza! Tanto il senti* mento dei giusti limiti del proprio diritto e del proprio ipotere va dileguandosi! Ogni poco che andiamo innanzi per questa via vedremo diventare un fatto il sogno profetico dell'utopista Cabet, il quale voleva che le leggi per le scuole fossero fatte dagli stessi alunni. GABELLI, 1 recenti moti, cit., p. 24.