Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno <1994>   pagina <402>
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402 Alberto Magnani
preparare i futuri professionisti, dovrebbero tendere apposite Scuole di applicazione, successive all'Università, nelle quali la tendenza alla sin­tesi, propria della teoria, dovrebbe lasciare posto alla specializzazione richiesta dalle professioni liberali. Le prove da sostenersi nelle Scuole di applicazione avrebbero il valore di esami di Stato, con l'attribuzione di diplomi abilitanti a esercitare le professioni.
Il contributo di Zubiani non manca di esercitare la sua influenza sulle conclusioni del Comitato, che, al termine dei propri lavori, al­l'inizio del 1891, rende noto un manifesto indirizzato a tutti gli stu­denti d'Italia:
Compagni,
la questione universitaria, che da trent'anni si agita nel nostro paese, è forse vicina ad essere risolta. Allettati da miraggi finanziari il Ministero e le Camere sembra vogliano occuparsi anche del riordinamento degli studi superiori. Ciò viene ad accrescere opportunità a quella legale agitazione che fu qui iniziata fin dallo scorso anno sotto gli auspici di Giovanni Bovio e Saverio De Dominicis, poiché in omaggio al principio che non si donano di­ritti a chi non li reclama, la tanto desiderata riforma potrebbe riuscire monca e forsanco dannosa per noi, se non facessimo sentire alta la nostra voce a chiedere giustizia, ordine, libertà, là dove regnano l'ingiustizia, il disordine, la burocrazia.
Compagni,
le condizioni sociali, rapidamente mutate in questo ultimo scorcio di secolo, non possono permettere di ricostituire l'Ateneo se non sopra un disegno organicamente nuovo e rispondente alle nuove tendenze umane ed ai nuovi bisogni delle scienze e delle atti. A questo concetto fondamentale s'inspira­rono gli studi che noi facemmo per incarico avuto dagli studenti di questa Università nel maggio 1890: a questo concetto fondamentale si inspirarono le discussioni e le decisioni delle assemblee universitarie qui tenute per no­stra cura nei giorni 19, 20, 21 gennaio pp. Noi ricevemmo pertanto formale mandato d'invitarvi a domandare:
1) autonomia delle Università affinché ciascuna di esse possa vivere una vita sua propria conforme le tradizioni e le esigenze locali;
2) partecipazione all'elezione del Consiglio Accademico e del Rettore affinché la più diretta tutela dei nostri interessi tolga le cause che rendono ormai periodicamente inevitabili i tumulti e gli scioperi, dannosi sempre al decoro della scienza ed al progresso degli studi;
3) libertà d'immatricolazione e sussidi agli ingegni sorti dalle classi dise­redate affinché la cultura superiore non abbia a rimanere privilegio del denaro;
4) abolizione delle facoltà, libera iscrizione ai corsi, specificazione di diplomi affinché sia lasciato campo alla maggiore esplicazione delle facoltà individuali, sortite da natura;
5) abolizione degli esami speciali, da sostituire con esami generali, af­finché non sia sprecata in isforzi inutili l'energia intellettuale delle giovani menti e un tempo preziosissimo non sia consunto in prove spesso ridicole e menzognere;