Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno <1994>   pagina <416>
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416 Libri e periodici
GIAMPIETRO BERTI, Censura e circolazione delle idee nel Veneto della Restau­razione (Deputazione di Storia Patria per le Venezie. Miscellanea di studi e memorie, voi. XXVII); Venezia, Deputazione Editrice, 1989, in 8, pp. 542. S.p.
Lo studio dei fini e dei metodi operativi degli uffici preposti alla cen­sura preventiva sulla stampa nei regimi illiberali vale a comprendere tanto i termini generali della politica di controllo e di indirizzo della opinione pub­blica, perseguita da quei regimi medesimi, quanto il grado di interesse e di partecipazione all'interno dei diversi gruppi che hanno accesso abituale alla lettura per le contemporanee espressioni dell'attività intellettuale, non­ché l'intensità del consenso e/o del dissenso verso il sistema politico e so­ciale vigente. Sui due versanti del potere e della opinione pubblica, produt­trice e finitrice di cultura, è stata pertanto condotta la ricerca di Giampietro Berti, concernente il Veneto nel trentennio che corre dalla fine del sistema napoleonico alla vigilia del Quarantotto; una ricerca di notevole consistenza erudita, basata sullo spoglio sistematico degli archivi della censura veneta autonoma rispetto a quella lombarda e sull'esame dei contenuti delle opere a stampa e manoscritte passate al vaglio del censore e da questi ac­colte o rifiutate. Per comodità di esposizione l'A. ha suddiviso le materie in capitoli omogenei (religione, letteratura, storiografia, politica, diritto, filosofia e pedagogia) cercando di fornire un bilancio complessivo della cultura veneta nell'età della Restaurazione che conferma, a grandi linee, il quadro già noto dì un sostanziale ritardo della regione nel cammino verso la modernizzazione sociale e culturale, rispetto alla vivacità mostrata dalla parte lombarda del regno e da altri Stati italiani, un ritardo documentato, del resto, dalla so­stanziale apatia delle classi dirigenti nei riguardi di iniziative editoriali e pub-blicistche maturate in loco o di origine extraregionale aventi per scopo la riflessione sui temi dello sviluppo economico, civile e scientifico, tanto che lo stesso Berti non è stato in grado di reperire, intorno a tali argomenti* materiale sufficiente a farne oggetto di trattazione specifica nel volume.
Già l'8 marzo 1815 una Sovrana Risoluzione di Francesco I istituiva un Regio Dipartimento di Censura veneto con uffici centrali a Venezia e cen­sori dislocati nei capoluoghi di provincia, che prese a funzionare compiuta­mente due mesi più tardi, dopo la promulgazione di un Piano Generale, valido per tutti i territori dell'impero, deliberante i criteri ai quali si sareb­bero dovuti attenere Ì censori e i livelli di catalogazione delle opere stampate o di cui si sarebbe chiesto Vimprimatur. Si trattava di disposizioni che risen­tivano inevitabilmente del generale clima politico e culturale dell'incipiente Restaurazione, volte a promuovere innanzitutto, nella coscienza dei sudditi, p ristabilimento del legame tra adesione ai valori morali e spirituali della reli­gione tradizionale di nuovo in auge e sincera obbedienza alla legit­tima autorità civile. La nuova atmosfera non impediva, tuttavia, al potere asburgico di valutare la pericolosità per la salvaguardia del ruolo premi­nente dello Stato nei rapporti con la società della completa rinuncia all'eredità riformatrice settecentesca in tema di controllo sull'attività pastorale ed educativa della Chiesa cattolica. Le disposizioni governative e l'operato concreto dei censori si preoccupavano quindi ricorda l'A. di ostacolare la circolazione di opere che troppo apertamente professassero tesi curialiste e ultramontane, lesive del primato dell'autorità laica e dell'autonomia delle Chiese statali, come anche - di nuovo in linea con la tradizione illuminista la diffusione di scritti che, col pretesto della sacralità del soggetto, istigassero