Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
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1994
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pagina
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418
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418 Libri e periodici
il condizionamento negativo esercitato, in questa direzione, dalla tradizione municipale. Stilando il bilancio del trentennio, in definitiva, occorre riconoscere che la vigilanza della censura, giovandosi della complessiva arretratezza dell'ambiente, pervenne a limitare la diffusione delle idee più moderne nei vari settori (non solo quelli pericolosi per la morale e la sicurezza dello Stato) e a contenere pesantemente lo svolgimento di una coscienza liberale e nazionale.
STEFANO PARISELLI
JOSÉ SERRA, Dal leone di Castìglia alla tiara di Pio IX (1819-1878), a cura di MARIA TERESA SERRA e CARLO VANZETTI; Verona, Accademia di agricoltura, scienze e lettere, 1990, in 8", pp. 184 con ili. S.p.
La lettura delle memorie di José Serra {Fragmentos de mi vida, de mis campanas, viajes y aventuras), tenente colonnello pontificio e comandante della piazza di Qvitavecchia nel settembre 1870, la cui traduzione viene proposta per iniziativa dell'Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, fornisce il destro per compiere una opportuna rivisitazione di quell'insieme di valori ideali e di miti politici appartenuti in Italia ai fautori della causa antiunitaria e legittimista; valori e miti che vennero sommariamente e sprezzantemente liquidati dalla storiografia militante (nel senso largo e positivo del termine) dei vincitori del Risorgimento e dei loro eredi, i quali si sentirono autorizzati a ciò dall'asprezza della lotta da poco terminata, o addirittura ancora in corso, implicante la difesa ad oltranza dei principi e delle istituzioni dello Stato laico contro i temuti tentativi di riconquista posti in essere, o anche solo vagheggiati, dalla Curia romana. A tale riconsiderazione ci incoraggia, del resto, il saggio di Lanfranco Vecchiato, pubblicato una prima volta nel 1971 ed ora collocato in appendice al diario di Serra {La fine del potere temporale dei papi. Giuseppe Serra e la resa di Civitavecchia), preoccupato soprattutto di rivendicare la rispettabilità morale, la coerenza politica e la fede negli ideali di quanti si arruolarono volontari nell'esercito papale dopo la seconda restaurazione, in polemica con una consolidata tradizione trascorsa dalla pamphlettistica alla storiografia che ha raffigurato quei soldati alla stregua di mercenari brutali e pusillanimi (secondo le circostanze), avventurieri generati dal sanfedismo sottoproletario e dalla cadetteria frustrata dell'Europa cattolica. Secondo l'opinione di Vecchiato, dunque, moltissimi di questi cattolici stranieri erano venuti [...] animati da ideali sinceri e disinteressati (p. 173) e le pagine dell'autobiografìa del Serra fornirebbero un supporto non trascurabile alla rivalutazione delle motivazioni e della condotta di quanti difesero il potere temporale nell'ultimo ventennio di esistenza.
Nato a Granada da una famiglia i cui membri erano avvezzi a servire nell'esercito, arruolatosi giovanissimo e divenuto ufficiale combattendo nella guerra civile tra isàbellisti e cari isti, in servizio di guarnigione a Cuba, finalmente imbarcato per l'Italia col corpo spagnolo inviato per contribuire alla repressione della repubblica romana, Serra (che ha avuto anche modo di informarci minutamente delle sue appassionate e infelici avventure sentimentali) decide di accasarsi con una giovane borghese di Vclletri e di restare in Italia, chiedendo e ottenendo, dopo non breve attesa, l'immatricolazione nell'esercito papale dove termina la carriera col grado di tenente colonnello, distinguendosi