Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno
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1994
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pagina
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419
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Libri e periodici 419
nelle operazioni militari del 1870. Sono pagine, quelle del Serra, rielaborate dall'autore negli ultimi anni di vita sulla base di precedenti annotazioni e rivelano almeno da quanto si evince dalla versione italiana di Renato Raumer una discreta vena narrativa, uria viva attenzione per il pittoresco e il fantastico, una sensibilità romantica priva di affettazione, e tuttavia esse non lasciano mai trasparire le nervature di una riflessione, di un percorso intellettuale, che testimoni le ragioni della netta scelta di campo ideologico compiuta dal loro autore dopo gli avvenimenti del 1849.
Per tornare all'assunto del saggio di Vecchiato, non è certo possibile non condividere la sua esortazione a studiare più seriamente, senza acrimonia preconcetta, i valori che animarono la lotta di quanti scelsero di combattere in taluni casi con la certezza di andare incontro alla sconfitta in difesa dell'autorità temporale del papa, a cercare di comprendere le idealità che animarono il complesso universo sociale e culturale degli sconfitti. Ciò che appare poco convincente nel suo argomentare è, invece, l'implicito suggerimento che la tardiva certificazione della buona fede e della coerenza morale degli individui implichi anche una sorta di legittimazione postuma per la causa da essi sostenuta, o una sorta di adiaforia etica e intellettuale nei riguardi dei principi sostenuti dall'una e dall'altra parte in lotta. Non sembra, ad esempio, produttivo ricordare alla stregua di elemento probatorio in difesa del proprio discorso i casi di brutalità di cui si resero responsabili nel 1860 i soldati piemontesi nelle Marche e in Umbria, considerandoli quasi cifre della valenza politica del regime unitario che si andava instaurando, senza preoccuparsi, contestualmente, di definire i diversi significati dei valori del liberalismo nazionale e dell'uguaglianza civile, da un lato, del legittimismo, della teocrazia e dell'intolleranza, dall'altro.
L'esistenza del momento della repressione (al cui interno possono trovare luogo episodi di crudeltà gratuita) da parte delle forze liberali e rivoluzionarie contro gli avversari reazionari non dovrebbe giustificare alcuna equiparazione tra le parti in lotta, e non far dimenticare che obiettivo di quelle forze era il rinnovamento morale, prima ancora che politico, del popolo italiano, e che i loro ideali celebravano la civile convivenza fondata sul rispetto della libertà e della dignità di ciascuno.
STEFANO PARISELLI
Nel CXL anniversario delle Dieci Giornate di Brescia. Cesare Correnti nel primo centenario della morte; Brescia, Fratelli Geroldi, 1990, in 8, pp. 127. S.p.
II volume raccoglie gli interventi della giornata di studi svoltasi l'I aprile 1989 a Brescia in occasione del centoquarantesimo anniversario delle Dieci Giornate, organizzata, con il contributo del Comune, dall'attivo Comitato locale del-ristituto per la storia del Risorgimento e dall'Ateneo-Accademia di Scienze, Lettere ed Arti. Poiché la ricorrenza coincideva, anche se superandolo di poco, con il centenario della morte di Correnti, i promotori dell'iniziativa hanno ritenuto opportuno unificare le due commemorazioni. Fu proprio Cesare Correnti, infatti, a far conoscere oltre i confini della città, con il suo saggio I dieci giorni dell'insurrezione di Brescia nel 1849, questo importante episodio.
In effetti, le Dieci Giornate costituiscono un evento che ha rappresentato per l'intera comunità bresciana un punto di riferimento indiscutibile. Così, nel 1899, cinquantenario dell'evento, uscirono due ristampe della storia di Correnti,