Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno
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1994
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pagina
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420
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420 Libri e periodici
una di lusso e una popolare. Nel 1949, il testo venne ripubblicato integralmente dall'Ateneo e dalla Fondazione Ugo da Como di Lonato, a cura di Arsenio Frugoni, ed inserito nel volume Quarantotto e Quarantan ove bresciani. L'inÌ2Ìativa per il centoquarantesimo anniversario dell'insurrezione ha voluto inscriversi, quindi, in questa tradizione, approfondendo il discorso sulla figura e sull'opera dell'autore della prima storia della rivolta bresciana.
Il testo di Correnti è stato analizzato da Biglione di Viarigi nel suo intervento Lettura stilistica de l dieci giorni dell'insurrezione di Brescia nel 1849 . Basandosi su una rigorosa analisi linguistica, Biglione ha definito lo stile di Correnti asciutto, lapidario, ma efficacissimo per sintesi e incisività [...] alfie-riana, in virtù della capacità dell'autore di piegare la lingua alla tensione dell'animo (p. 97), dato che egli riversò nella sua ricostruzione, fondata sulle informazioni fornitegli da uomini che avevano partecipato direttamente agli avvenimenti, la commozione e l'entusiasmo da lui vissuti durante le Cinque Giornate milanesi, di cui era stato uno fra i protagonisti. Però, anche nella narrazione di Correnti, esemplare della saggistica storiografica dell'Ottocento, emerge, benché inconsapevolmente, il dato ineliminabile dell'isolamento dei rivoltosi, laddove si dice che i soldati asburgici erano padroni delle campagne intorno alla città, rimaste sostanzialmente fedeli all'Imperatore, e che i più accaneg-giati e superbi nel voler proseguire la lotta contro i ribelli fino alla resa dei conti definitiva furono i soldati e gli ufficiali minori (p. 100). Anche le Dieci Giornate, dunque, possono essere interpretate secondo una chiave di lettura che vede in esse un momento dello scontro fra città e campagna, masse contadine legate all'Antico Regime e borghesi e nobili democratici o liberali.
Marziano Brignoli, nella sua relazione Cesare Correnti e il Risorgimento, ha ripercorso le tappe fondamentali della vicenda politica del personaggio, mettendone in luce l'anomalia di uomo di destra per la sinistra e di sinistra per la destra ed il suo gusto della mediazione, del consiglio non apparente, di consigliere ascoltatissimo e sollecitissimo durante i vari ministeri Depretis e Cairoli (pp. 22-23).
Virginio Paolo Gastaldi, nell'intervento Cesare Correnti e la centralità della politica, ha cercato di individuare le ragioni dell'anomalia ricordata da Brignoli e di capire se ci sia stata, in realtà, una coerenza di fondo nell'azione politica del patriota lombardo. In questo senso, devono essere riconsiderati i giudizi fortemente negativi di Mazzini ( Correnti è essenzialmente per natura un'anguilla. Ingannerà sempre cominciando a ingannare se stesso - p. 29) e Carlo Dossi (Trattare con Correnti non è facile. Egli ha il brutto vezzo [...] di dire nero mentre pensa bianco - p. 30). Ma i ripetuti spostamenti dall'area governativa all'opposizione furono giustificati da Correnti con la motivazione che, pur essendo stato più volte infedele agli uomini , egli era sempre rimasto fedele al pensiero . Questo filo rosso ideale che lega i più svariati progetti e comportamenti correntiani, Gastaldi lo individua in un programma politico aperto alle esigenze di riforme [...], capace di tenere il paese sulla rotta sicura ed equidistante dalle velleità demagogiche [...] e dall'immobilità di un conservatorismo statico e arrogante (p. 38). Da qui nasce l'opposizione di Correnti (che pure aveva partecipato in qualità di ministro della Pubblica Istruzione ai ministeri Ricasoli e Lanza) contro la Destra storica, messa sotto accusa per la sua politica di accentramento amministrativo, di eccessivo carico fiscale sui ceti umili e per la sua tendenza a chiudersi in oligarchia.
Gastaldi riprende spesso il concetto di carattere centrista dell'azione politica di Correnti. Le riforme da lui invocate, infatti, non erano soltanto rivolte a stabilizzare le istituzioni, ma dovevano essere svolte all'interno delle istituzioni stesse e del sistema politico vigente e non in alternativa ad essi (p. 41). Il riformismo pragmatico di Correnti era frutto, dunque, di una piena