Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Pavia. Storia. Secolo XIX
anno <1994>   pagina <421>
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accettazione del regime liberale costituzionale puro. Non per niente, una sua caratteristica era lo scetticismo nei confronti dei partiti fortemente strutturati. Per lui esistevano i deputati in quanto singole personalità, libere da qualunque legame o condizionamento di partito e collegate da un rapporto fiduciario sol­tanto al proprio elettorato. Alla dinamica del sistema politico imperniata sulle lotte parlamentari di formazioni organizzate ed awicendantisi al potere a mi­sura dei successi elettorali conseguiti, Correnti incapace di comprendere verso la fine del secolo la nuova realtà sociale rappresentata dai partiti contrapponeva una visione della politica fondata sull'attività autonoma dei de­putati. Non stupiscono, allora, né le sue evoluzioni , né la sua bruciante sconfitta nelle elezioni del 1882, da cui il re lo consolerà nominandolo senatore. Correnti si era illuso di veder crescere intorno a sé la gratitudine popolare ed i consensi per le sue scelte politiche riformiste ben sintetizzate già in un Indirizzo agli operai del 1848, in cui condannava qualsiasi disegno di rivolu­zione sociale e si schierava a favore di un'emancipazione che andava conseguita in un contesto di solidarietà fra le classi (istituti di beneficenza, casse di ri­sparmio, società di mutuo soccorso) e di patriottismo, perché tutto quello che avete [...] ve lo dà la patria, e ve lo assicurano le leggi della patria (p. 47).
La volontà correntiana di sviluppare un forte senso di autocoscienza negli appartenenti ai ceti subalterni, in modo tale da spingerli a farsi rispettare usando gli strumenti giuridici a loro disposizione all'interno delle istituzioni e non contro di esse, era però poco in sintonia con la progressiva affermazione di movimenti quali l'anarchismo, il socialismo, e il cattolicesimo sociale intran­sigente, che attiravano ben più le masse.
Correnti fu un uomo poliedrico tanto nell'azione quanto negli studi. Nel Convegno sono stati ricordati, in particolare, quelli dedicati al sistema scola­stico e quelli amministrativi ed economici. Claudio A. Colombo, nell'intervento Dal carteggio fra Correnti e Cesare Canta, ha sostenuto che l'unico comune denominatore delle oscillanti presenze di Correnti da un capo all'altro del Parlamento e dei suoi multiformi interessi fu l'idea di fondo in merito alla esigenza di laicizzare lo Stato italiano, di stroncare una volta per tutte il pri­mato politico della Chiesa, di dare un colpo secco alla secolarizzazione catto­lica, precettiva e preconcetta, per far respirare finalmente aria di libertà a tutti (p 83).
Come ha rilevato Carla Gè Rondi nella relazione Cesare Correnti e la sta­tistica, l'uomo politico milanese ha lasciato la sua impronta anche nella storia di questa disciplina, poiché fu tra gli organizzatori delle statistiche ufficiali italiane, percependo lucidamente l'importanza che, nelle società moderne, as­sume la <t qualità dei dati , perocché dietro ai numeri stanno i fatti, sopra di essi stanno le idee e con essi, ultimo e terminativo argomento, le forze (p. 12). Immerso nello spirito ottimistico del positivismo, Correnti era convinto che la statistica non solo fosse in grado di garantire un sindacato imparziale e scientifico , quindi un giudizio delle forze vere che rispondono ai numeri , ma potesse anche far sì che i partiti politici e le nazioni si combattessero piuttosto colle ragioni che colle armi [...] giacché all'autorità del numero, che prevale nelle votazioni, si aggiungerà l'evidenza irrepugnabile delle dimostra­zioni cavate dalla dinamica sociale, [...] dalla previsione scientifica e dalla ponderazione proporzionale (p. 77).
Nel corso del Convegno, infine, Angela Franca Bellezza illustrando al­cune lettere finora sconosciute della corrispondenza dell'uomo polìtico nel suo intervento Cesare Correnti: inedita, minimal varia ha auspicato che essi pos­sano contribuire all'edizione completa dell'Epistolario, tuttora mancante.
FILIPPO RONCHI