Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Genova. Secolo XIX
anno
<
1994
>
pagina
<
501
>
La mendicità a Genova
501
commissione creata per l'estirpazione del doloroso fenomeno. De Marini ritiene che la pubblica carità non estingua, ma piuttosto incrementi il numero dei questuanti; malgrado le molte iniziative caritative la mendicità entrò bene a riempire le sale de* pubblici asili che se le preparavano, ma con fermo piede continuò e si mantenne al possesso delle pubbliche strade e delle Chiese e delle scale delle case private . Si parla da ogni parte di abolire, estinguere, estirpare; progetto impossibile a realizzarsi. I mendici formano una parte integrale, una classe inerente alla società e dalla stessa inseparabile, che concorrono ad affermarla i nobili e i proprietari decaduti, i negozianti disgraziati, gli artisti, i giornalieri, gli agricoltori privi di mezzi o resi impotenti . La classe mendica non sparirà mai; bisogna regolamentarla e purgarla dai falsi mendicanti. De Marini fa un quadro allarmante della situazione: parla di torme di impostori che sfuggono ad ogni vigilanza, di una folla che formicola di mendici, di storpi, di ciechi che disturbano e che fanno del questuare un mestiere e una speculazione, specie nelle città dove maggiore è lo sfoggio delle elargizioni fatte per estirpare il fenomeno. Che dovrebbe essere quantificato con registri di verificazione dei poveri in ogni quartiere della città. I mendicanti vanno censiti e classificati, al fine di provvedere al vero bisogno, e non all'impostura. L'Intendente giudica impressionante il numero di questuanti, specie invalidi, donne e fanciulli, che popolano la città senza desistenza dalle prime ore del giorno sino a quelle della notte inoltrata , che fanno schiera lungo le strade più frequentate con alti lamenti. Elenca pareri diversi sulle misure per far fronte al problema, sembrando propendere per quello che ritiene che la carità non estirpa, ma fortifica. E fa le sue proposte: i depositi sarebbero da abolire, poiché generano l'infingardaggine, e assorbono i fondi destinati ai veri poveri con enormi spese di gestione. Bisogna distinguere tra gli invalidi, gli atti al lavoro ma infingardi, i volonterosi, i vergognosi. Per i primi, non c'è che il ricovero; per gli altri, occorre dare lavoro, in opifici o a domicilio; ed impartire un'educazione morale e civile ai figli dei poveri. In questo modo la categoria cesserebbe di essere molesta alla società . Indica alcuni mezzi guardinga carità, lotterie, coordinamento dei soccorsi in modo che un mendico non venga aiutato da più parti; istituzione di un registro generale per quartieri e parrocchie; locali adatti;2 scuole di carità; casse di risparmio . Il progetto è vasto ad ambizioso, e prevede sanzioni per chi ricusasse il ricovero o il lavoro, anche se le leggi repressive non farebbero che render più cauti
?9 De Marini indica come locali adatti parte dell'Albergo dei Poveri, S. Spirito e l'antica sede delle Scuote di Carità in S. Bernardo.