Rassegna storica del Risorgimento

RICCI VINCENZO ; V
anno <1921>   pagina <268>
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Paolo Negri
Eccovi quanto di esatto bo potuto rMccogliere intorno al Collegio. Nel 1817 mancando iOL.cnova qualunque Gasa di Edu­cazione, essendosi dal Governo Piemontese soppresso il Liceo Francese, fu por le curo della Civica Amministrazione stabilito un Collegio per i giovinetti nobili e di civil condizione ed ajjfi dato ai J?P. Somaschi. Ebbo nei primi anni assai valenti profes­sori; ma successivamente avendone i Somaschi aperti alcuni altri, e mancando di abili Istitutori, i migliori nostri furono destintft altrove, e suppliti con uomini mediocri. La smania di vestir mqM! novizi senza sufficienti mezzi, fece si die tutta quella religiosa famiglia viveva sulle pensioni degli allievi, né queste bastando cominciarono i Somaschi a contrai' debiti a nome e carico del Collegio si che nel 1832 sommavano a presso 80,000 franchi. Ei-corsero allora replicatamente ed alla Città ed al Governo per sussidi. Il Ee Carlo Felice aveva dato spesso parole di spe­ranza, ma il Ministero nulla mai volle dar loro. La Città non rifiutava venir in soccorso di quell'Istituto, ma pretendeva un'ispe­zione sull'insegnamento. Nel corso di queste trattative venne il cholera del 1835 e la maggior parte degli alunni fu ritirata dai parenti, si che il Collegio rimase chiuso.
H marchese Marcello Luigi Durazzo Presidente allora della Deputazione agli studi dell'Università, uomo di molto ingegno e cuore, ed intelligente professore delle arti, propose unitamente ai Sindaci della città l'erezione di uu Collegio diretto da unEet-tore e Prefetti secolari, con professori scelti indistintamente ove si rinvenissero migliori. Dopo molte insistenze fu approvato que­sto disegno dalla E. Segreteria Interni, ma durante queste pra­tiche non erano rimasti oziosi i Gesuiti. Cominciarono dal far presentare un ricorso da 100 persone ove chiedevasi al Ee d'af­fidare l'educazione dei giovani ai Gesuiti come gli unici capaci di por freno alle pestilenti dottrine del secolo, e di formare uomini devoti al trono ed all'altare. Il Marchese Durazzo per altri dispiaceri avuti riguardo all'Uiajversità si dimise e vi su­bentrò il Marchese Serra, nomo non senza cognizioni nò buon criterio, ma ambizioso e quindi rigiocai Gesuiti potenti distribu­tori -li tutti i favori di Corte. Opposcsi la -Clittj:ma indarno, mentre anche l'Arcivescovo Tadini secondava i Gesuiti, e quindi il Ee, persuaso dal conte Gazzelli, dichiarò che il Collegio di Genova sarebbe affidato ai Gesuiti. Altro E. Viglietto del 1837 assegnava il Palazzo Doria comprato dal Demanio per la Regina