Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <150>
immagine non disponibile

150 Gian Luigi Bruzzone m
la concezione foscoliana della poesia ha fatto scuola. Del Monti l'aw. Bettini offre un'analisi delle opere abbastanza circostanziata senza tacerne i difetti ed obliarne i meriti. L'accusa poi al poeta ravennate di adulatore viene opportunamente confutata sostenendo che la lode del Monti non era tanto ai grandi contemporanei, quanto alle gloriose imprese in sé e che in certi frangenti è saggezza scegliere il male minore.
Certo, col Foscolo ci troviamo in altra sfera: Ingegno e cuore; due doti santissime che costituiscono l'utile scrittore; ingegno e cuore, elementi del saggio che vuole non siano vane larve, quelle che s'appel­lano scienze, e che si dicono e sono vanto altero della specie umana. L'uno è scintilla divina, è raggio puro: l'altro (come la parola del Crea­tore) dà moto al primo e facendolo corruscolo di varia luce, secondo il chieggono le circostanze dei tempi, gli affetti degli uomini, l'utile della società, è vita, è virtù, è tutto ai mortali [...]. E di sublime intelletto era dotato Ugo Foscolo e di questo amore era caldo, e scorgendo dall'al­tezza sua l'umana schiatta, mirava a destare in essa quell'aura di vita ond'egli ardeva e meritava co' suoi scritti dei viventi .3)
Volendo tentare un confronto tra il Foscolo ed il Monti si vedrà il primo anelare all'utile de' suoi simili, il secondo all'acquisto di fama; essere portato il primo troppo oltre talvolta dal fervido carattere; il se­condo arrivare alcun grado di perfezione di più (raramente) sotto qualche aspetto, ma non essere inceso dal fuoco onde l'altro è tratto ognora a sfera sublime; le poesie del Foscolo render pieno d'entusiasmo il lettore, quelle di Monti meritar lode di bellissime; da ciò nói volentieri chiame­remmo l'uno scrittore del sentimento, l'altro il poeta dell'immagini .4)
In altri articoli bettiniani affiora qualche giudizio su questo o quel­l'autore, ma sopra tutto s'affronta il dibattito su romanticismo e su clas­sicismo, sul fine dell'arte, sul legame fra letteratura e politica. I Roman­tici sostiene il Bettini intendono semplicemente perseguire l'utile nell'arte rappresentando l'uomo che ha reale esistenza colle idee, colli affetti, colle virtù, coi vizj al nostro secolo più convenienti ; del resto concordavano coi classicisti nel detestare l'imitazione gratuita degli stra­nieri essendo lor desio d'adempiere a ciò che esige il cielo d'Italia, tante volte usurpato per illudere gl'incauti con vano sofisma .5)
La letteratura non era concepibile se non patria, e all'artista doveva corrispondere il patriota: tradisce la società colui non solo che volge queste immense ricchezze in suo danno, ma ben anco colui che non ne trae tutto intero quell'utile ch'essa ha ben diritto di chiedere in chi le ha in suo potere ,6> A prescindere dalla parabola dei talenti, la dedu-
2) lvit n. 27, 8 novembre 1828.
*> Ivi, n. 31, 6 dicembre 1828.
Ivi, n. 23, 11 ottobre 1828.
6> Recensione a B. Gamba, Operette d'istruzione..., ivi, n. 14, 9 agosto 1828.