Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
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1995
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Filippo Bettini giornalista ni 151
zione scaturisce spontanea: l'arte dev'essere popolare giacché possiede un compito pedagogico. Gli scrittori poi in particolare ed anche i giornalisti: O giornalisti, rammentate voi quale sia l'arduo incarico che v'assumete? Sapete voi quanto abbia diritto di chiedervi il lettore? .7)
Cessato L'indicatore genovese il 20 dicembre 1828 (in tutto erano usciti trentatré numeri), coteste problematiche proseguiranno ne L'indicatore livornese, che sorto nella primavera del 1829 vivrà sino ali'8 febbraio 1830 per un totale di quarantotto numeri.
Nella testata livornese la collaborazione bettiniana, insieme con quella di Elia Benza e di Giuseppe Mazzini, spicca ancor più per la sua professione romantica: tacendo la polemica contro le unità pseudo aristoteliche (quella del Manzoni risaliva al decennio innanzi) ed altre di minor conto o meno sentite dal Bettini, gioverà ricordare la ripresa del discorso sul legame fra la letteratura e la vita di un popolo. Grazie a Gian Battista Vico, il Foscolo, Madame de Stael non è cosa nuova la sentenza che afferma le scienze, la letteratura, le arti, le costituzioni politiche e civili essere annesse ai bisogni della società ed influirsi reciprocamente ;8) per questo la moralità di un popolo, la grandezza d'animo, la fortezza, il costume, ogni idea di vizio e virtù sono esse pure correlativi; dipendono dalle stesse circostanze, s'illanguidiscono o si fanno forti l'un l'altro, mentre aumentano o sminuiscono in proporzione la bontà assoluta e relativa delle leggi, delle scienze, di tutto ciò che viene, giusta la definizione di Schlegel sotto il nome di letteratura .9Ì E curiosa, fra l'altro, l'energia con cui confuta il presunto influsso del clima sulla cultura di un popolo, quasi anticipando la critica al positivismo.
Un altro saggio piuttosto impegnativo tratta l'educazione del cuore e l'estetica del bello. Alla sola ipotesi di definirlo gli viene da ridere, non essendo intorpidito dai pregiudizi della scuola e ritenendo mera audacia fissarne i confini, pure propone questa definizione: Che è bello adunque? [...] È una parte di questo senso sublime che mi piacque nomar poesia; è una scintilla di questa luce la quale comprende nel suo intiero, come raggi provenienti dal centro istesso, tutto che forma l'uomo, tutto che costituisce il suo cuore, la sua mente; e come il sole che mettendo in movimento gli atomi che stan vagolando nell'atmosfera dà origine al calore, così ei dà nascimento alle virtù tutte generose, alle scienze, alle lettere, alle arti; quindi l'onesto cittadino, quindi l'amante di sé, e de' suoi fratelli di alto amore .I0)
Spesso gl'interventi bettiniani sono recensioni, né la forma stupisce:
7) Ivi, n. 23, 11 ottobre 1828.
*> Dell'amore, in L'indicatore livornese, n. 36, 9 novembre 1829.
*> Ibidem.
" Dell'educazione del cuore, hi, n. 16, 15 giugno 1829,