Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <158>
immagine non disponibile

158 Gian Luigi Bruzzone
Italia divisa), la Francia avrebbe dovuto mostrarsi amica, all'Inghilterra non sarebbe stato conveniente porre ostacoli. Ovviamente e ha perduto il lume dell'intelletto quel popolo che non fida in se stesso in questa ma­niera di relazioni e non avrà mai posto e considerazione ed esistenza se non per mezzo di un'attitudine forte, dignitosa, costringente a rispetto J Il pensiero era dipanato e precisato in ulteriori puntate. L'urgenza dell'unione si spiega anzi tutto col fatto che il provvisorio è sempre peri­coloso, anche quando la pubblica sicurezza non è minacciata dalla guerra: esso stanca, affatica i buoni nella lotta colla tristizia dei molti, colla ignoranza dei più, aizza i tristi, sveglia le passioni e gli intrighi, mette in movimento, in isperanza i partiti, fa vivere tutti i cittadini nell'ansia del domani, tien tutti in uno stato febbrile .33) Figuriamoci poi durante la guerra: il modo di uscire dai pericoli era unico, unire le sorti dei Piemontesi, dei Liguri, dei Lombardi, dei Veneti in un forte e libero reggimento , in unione assoluta. Date le circostanze l'ipotesi di una re­pubblica non era praticabile, da escludere poi del tutto la vergognosa ipo­tesi di più repubbliche. Anche la confederazione appariva inopportuna né l'esempio svizzero ed americano reggeva:
Una confederazione [infatti] è da considerarsi fra nazioni libere, ma tra Provincie di una nazione è da evitarsi ad ogni costo. Una confederazione stretta e tale che unifichi quanto è possibile è da tenersi per ora quanto agli Stati che nell'istante non vengono volontarii e non è prudente od impossibile tirare sforzati, nella fusione, voglio dir Roma, Toscana, Napoli, ma quanto alle Pro­vincie che possono fondersi in unità, che possono realizzar la nazione non sì ritardi, pena la morte nostra .34)
Il provvisorio era sopra tutto pericoloso a fronte della guerra,35) così aspra. E gl'Italiani non sembravano rendersene conto: Piemontesi e Li­guri risposero alla chiamata della nazione, ma gli altri? I Lombardi, altissimi nella resurrezione non portarono fin'ora un esercito in campo, lo stesso i Veneti, Toscani e Romani non corrisposero all'ardore popolare, i Napoletani perdono lena, i Siculi affrontano altri problemi. La guerra arde da un mese, ma dov'è l'esercito, dove i fondi per continuarla, dove la dieta italiana? E se fosse subentrata la diplomazia? essa
suona tradimento, corrompimento, divisione, freddo calcolato subdolo osta­colo alla nostra nazionalità [...]. All'erta dalla diplomazia! tronchiamole i nervi finché pargoleggia, con forti e pronti fatti, forti e pronte risoluzioni; un popolo
*9 Genova 21 aprite, ivi, I, 71, 22 aprile 1848, p. 345. La questione era già stata trattata in precedenti articoli.
W Unione forte e tosto I, ivi, I, 76, 28 aprile 1848, p. 367.
* ìbidem.
35> Unione forte e tosto II, ivi, I, 77, 29 aprile 1848.