Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <159>
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Filippo Bettini giornalista 159
che vuole che fa, ottiene: anche il regno dei cieli si rapisce colla violenza. Insomma sugli Italiani d'oggidì, sui lombardi, sui veneti, sugli altri dell'alta Italia specialmente pesa la responsabilità dell'avvenire della nazione.36*
I vantaggi dell'unione sarebbero stati attuali, sociali ed economici. Attuali essendo l'Italia non più un'idea, ma un fatto, la guerra procede­rebbe con vigore, la diplomazia s'adatterebbe alla situazione compiuta. Economici, poiché la divisione non consente il fiorire del commercio e dell'industria e favorisce la prosperità stranieraF*
La complessità dei problemi da affrontare nei vari Stati della Peni­sola, le realtà storico-sociali-economiche assai diverse portano quasi subito il Bettini ad auspicare l'unione dell'Italia settentrionale. E quasi subito forse anche per influsso dell'allocuzione pronunciata da Pio IX al col­legio cardinalizio il 29 aprile tratta della Chiesa cattolica, confutando un asserto di Giuseppe La Farina38) il Bettini ne rileva l'esagerazione. Di fatto, premesso che portae inferi non prevalebunt contro la Chiesa, appartiene forse all'essenza di lei che il Pontefice abbia un terreno do­minio? Nessuno lo ha mai affermato e, del resto, la Chiesa fu per se­coli senza dominio temporale eppure grandissima nella propria umiltà. Lo stesso Pio IX ha separato le due qualità: se come capo visibile della Chiesa
il Pontefice è il sommo gerarca di tutto Torbe cristiano, ha un mandato di carità, d'incivilimento supremo sopra tutti i suoi figli; come principe ha il mandato e il dovere di procurare la maggiore felicità possibile de' suoi popoli, pari in ciò a tutti gli altri principi, tiene il mandato da' suoi popoli stessi, deve uniformarsi a quei bisogni ed esigenze sociali che indica e vuole gradata­mente la civiltà .39)
Obiezione più complessa invece, quella che sostiene come la tutela dei credenti postuli l'indipendenza e quindi un temporale dominio per il Pontefice. Tralasciando di discutere la logicità delle conseguenze,405 sono
W Unione forte e tosto III, ivi, I, 79, 2 maggio 1848, ,p. 379.
37> Ibidem.
3*> L'ustione assoluta è impossibile finché vi sarà la religione cattolica, e starà in eterno, perché Dio lo vuole; è impossibile finché si riconoscerà che a guarentigia della civiltà ed a tutela del maggior numero debbe rimanere separata la podestà temporale dalla spirituale, finché lUndipendenza di questa esigerà che si assodi all'im­pero delle chiavi quello di un conveniente territorio, già confutato dall'aw. Gio­vanetti nel neonato quotidiano torinese II Costituzionale Subalpino.
*> La maggior unione possibile, in II Pensiero Italiano, I, 83, 6 maggio 1848, p. 401.
4> Troppo caro è a tutta Italia avere nel suo seno, nella città eterna, il capo di tutta la cristianità, il fattore primiero per essenza, per mandato divino della civiltà, noi abbiam diritto di essere suoi figli primigeniti, troppe relazioni di amore,