Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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160
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160 Gian Luigi Bruzzone
le premesse a lasciare dubbiosi.
L'indipendenza del Pontefice può aver voluto in altri tempi ch'ei fosse Re ed assoluto, può esigere se vuoisi principe anche ora; non parlo di questo, ma chi può dire che debba esigerlo sempre? Supponete che la civiltà esigesse la separazione dei due poteri; che la perfezione di ciò che cominciò Pio esigesse che la più sacra delle due potestà non prendesse più nelle cose del mondo che quella parte assegnatagli dal mandato di carità, il mandato di padre, missione santa ed eterna; supponete una nazione così equilibrata nel suo reggimento civile, nella quale tutto fosse equamente guarentito, da non poter più inceppare menomamente l'azione della potestà ecclesiastica, da non poter ingelosire per questo lato neppure i suoi nemici, ed eccovi mostrata la possibilità contraria alle proposizioni sulle quali teniam discorso. Chi può dar legge ai tempi? Chi può se non Dio prevedere le future combinazioni delle cose, il modo di civiltà cui possan giungere le nazioni e la stessa disciplina ecclesiastica? Chi può dire impossibile che un dì non esista collisione tra le due potestà? .41)
I popoli italiani vogliono forza, unione, indipedenza, ma anche garanzia di libertà: per questo II Pensiero Italiano sostenne la necessità di un'assemblea costituente. In maggio poi le condizioni sembravano mature per incanirninarsi alla desiderata unione e però urgeva che le varie province delegassero i più virtuosi, più savii, i più onesti cittadini, i più caldi amatori della patria italiana, le basi costitutive della novella nazione che possano assicurare all'Italia colla forza e la dignità l'indipendenza e la libertà civile .42> Soltanto un'assemblea nazionale avrebbe potuto stabilire i patti e le guarentigie e se qualche individuo non concordasse, poco montava di fronte alla maggiorità. Emesso questo voto, sarebbe iniziata la parte del senno civile , altrimenti si sarebbe caduti nel municipalismo come si evinceva dalla dichiarazione di Modena.
Nel frattempo le operazioni belliche procedevano come sappiamo, con episodi di eroismo e con momenti di ristagno: il 29 maggio la legione degli studenti pisani, tutti animosi, forti di cuore, accesi della carità della patria, sublimati all'idea di un'Italia che nel sacrifizio provavano l'esultanza della virtù ,43) fermavano il nemico a Curtatone e a Montanara; il 30 maggio venivano sbaragliate a Goito le truppe del conte Ra-detzky, ma Vicenza ricadeva sotto gli austriaci non ostante la difesa del gen. Durando con la schiera romana. L'Austria - si capisce intendeva mantenere le piazze nel Veneto: non bisognava permettere che po-
d'orgoglio e di onore ci legano a dui; il dì che il capo della Chiesa si fa capo della nazione libera ed indipendente noi dimentichiamo tutte le sciagure che come principe versò già sull'Italia: ibidem.
m Ibidem,
** Unione e guerra II, ivi, I, 92, 17 maggio 1840, p. 437.
43> I Trecento alle Termopilt, ivi, I, 113, 7 giugno 1848, p. 531.