Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <161>
immagine non disponibile

Filippo Bettini giornalista
161
tesse fortificarle. Non soltanto l'esercito, ma anche la marina mordeva il freno e qui l'aw. Bettini diventa apologeta dei compatrioti:
Il mare è l'elemento del Ligure, ei vi passeggia con forte incesso come sulla terra nativa, signoreggia le onde e le tempeste e le immensità degli abissi ingrandiscono l'anima come s'ingrandiva quella di Galileo e di Newton contem­plando gli spazi del Cielo, come divenia sovrumana l'anima di Colombo nell'in­tatto Sterminato oceano. Sull'onda il ligure è invincibile. Solo dolore, dolore immenso dei nostri prodi sul mare, è di non avere a fronte un nemico degno del loro coraggio, anelano alla vittoria, anelano a far ripetere sulle terre lom­barde un'eco delle glorie antiche, degno dell'Italia novella, anelano di unirsi coi Triestini sotto il vessillo comune che comparisce la prima volta sui mari al cospetto del mondo .44)
Andava per tanto potenziata la marina militare, concluse le trattative con la Francia per acquistare alcune fregate a vapore, portata una buona volta a compimento la goletta S. Giovanni da anni sospesa nel cantiere della foce a Genova. Una flotta italiana avrebbe distolto Inghilterra e Russia dalla tentazione d'intervenire, giacché
la ragione senza la forza non è che una protesta, la ragione colla forza è la vittoria, è la sicurezza degli Stati, è la moralità anche della diplomazia. Dobbiamo mostrarci sul Mediterraneo come al di qua delle Alpi; le Alpi sole non sono i confini da difendere, le estesissime coste marittime lo son pure, e l'attenzione su quei confini e la forza armata è tanto necessaria nelle attuali vergenze della causa italiana quanto l'esercito in terra .45)
La guerra andava proseguita al più presto e con maggior alacrità del passato.
E perché non lo fu la nazione dal grande si sentì ridotta al piccolo, sorvennero i malcontenti, le gare civili, i danni reali, danni nella guerra guer­reggiata, danni nel sentimento nazionale, s'incoraggiò il nemico cui solo giovano le lungherie, come sono mortali a noi; s'incoraggiò l'Europa o diplomaticamente o positivamente nemica, non si riconfermò l'idea grande italiana in quell'altra Europa che, o ambiva sorella l'Italia o l'arnmirava come rinstitutrìce dell'epoca della nazionalità.4
Per la medesima ragione le trattative di pace di cui correva fama e sulle quali alcuni deputati interpellavano la Camera erano intollerabili e da considerare tradimento per le speranze italiane.47'
Il temporeggiare favoriva il nemico ed un eccesso di discussione il
**> Genova V giugno, ivi, I, 122, 16 giugno 1848, p. 567. *5> Ibidem.
*) Genova 27 giugno, ivi, I, 133, 28 giugno 1848, p. 611. 7) Genova 15 luglio, ivi, I, 147, 14 luglio 1848, p. 668.