Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <162>
immagine non disponibile

162 Gian Luigi Bruzzone
municipalismo. In realtà, quando fu presentato alla Camera il progetto di legge dell'unione, l'emendamento del ministro dell'Interno rinfocolò le passioni. Esso recitava: L'assemblea costituente non ha altro mandato che quello di discutere le basi e le forme della monarchia; ogni altro suo atto Legislativo e governativo è nullo di pien diritto e la sede del potere esecutivo non può quindi esser variata che per legge del 'Parlamento. Siccome era stata firmata una convenzione fra il governo provvisorio lom­bardo e quello sardo, l'emendamento cambiava unilateralmente nella so­stanza i patti. A ragione il popolo lombardo e le province venete avreb­bero potuto mandare a monte la convenzione. E poi l'analisi dell'emen­damento lo palesava o inutile sostenere infatti che la Costituente dovesse limitarsi a discutere la forma di monarchia era scontato ov­vero inopportuna. Pretendere nullo ogni atto governativo e legislativo della Costituente era lederne i diritti e vanificarne la funzione.4
Non ostante l'opposizione del partito municipalista, il buon senso prevalse ed il Parlamento subalpino accettò l'unione senza dichiarazioni inopportune. Il ritardo aveva già suscitato malcontenti, sopra tutto a Mi­lano. Eppure gli orrori accaduti a Parigi e la situazione francese avreb­bero dovuto ammonire. Grazie al Cielo
il popolo italiano è buono in ognuna delle città italiane, ma il popolo esige schiettezza, confidenza, prontezza nei principi e nei fatti, decisione e viva­cità. Ed ora è l'epoca del popolo. Ei non s'intende di cavilli, ma l'istinto della verità gli dice che sotto i cavilli sta la diplomazia, che la diplomazia è la scienza dell'egoismo, è la nemica del popolo e della nazione. Ora che resta da fare al ministero, al parlamento? [...] I fatti soprattutto devono parlare al popolo, ecco il vero linguaggio dell'epoca. Si tronchino gli indugi, si tronchino le parole, si finisca con questa legge senza discussioni scrupolose: la confidenza ed il fatto e innanzi sempre. Qui sta l'union vera! .49)
IL COSTITUZIONALISTA. - L'idea politica del Bettini lo si sarà notato non combacia con quella mazziniana ed anzi da un originario sogno unitario passa ben presto al progetto di un'unificazione dell'Italia settentrionale: a ciò lo spingevano l'analisi spassionata del frangente sto­rico e l'innato suo buon senso. Del resto, il Bettini ammirò assai Vin­cenzo Gioberti e la loro visuale concorda. Appena tornato dall'esilio, l'abate torinese pubblicava sul giornale La Concordia (n. 105) il pro­gramma di quanto avrebbe sostenuto e l'avvocato genovese si affrettò a riproporlo sulle colonne del quotidiano da lui diretto, giustificando: Noi che nella nostra piccola lena abbiamo già espressi i medesimi sentimenti
*0 Genova 26 giugno, ivi, I, 131, 26 giugno 1848, p. 601.
*> Genova 1 luglio, ivi, I, 137, 3 luglio 1848, p. 627. Nella seconda parte dell'editoriale, il Bettini plaude alla condotta del ministro Pareto nella passata discus­sione alla Camera, quando si prodigò per l'unione senza esitate. Essendo accusato il Pareto di essere... troppo genovese, scrive: Ma non sapete ch'egli prima di Genova ama l'Italia, che se Genova gli die la culla, Italia gli inspirò l'anima?.