Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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164
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164 Gian Luigi Bruzzone .
è sempre la forza che non da ragion di se stessa e più o meno regnerà sempre questo arbitrio, se il governo non sarà l'emanazione della nazione, non si crederà esistere che in lei e per lei; e ciò non sarà mai attuato finché il governo si crederà avere un diritto dirimpetto alla nazione, anzi una sola esistenza tutta propria. I governi fin'ora esistenti furono menzogna, essi erano in continua contraddizione colla legge dell'umanità che l'Evangelo avea rivelata; quindi per necessità di loro essenza dovevano deprimere l'esercizio delle facoltà dell'uomo, doveano ostare allo sviluppo delle stesse. La verità comincia a prendere il luogo, ma è sperabile, data l'umana natura, cui è fatale aggirarsi sempre in un vortice di errori e di verità commiste e confuse e di trovarsi felice se le riesce di afferrarne una di tempo in tempo, e farla risplendere sulla sua fronte annebbiata, è egli sperabile, data l'umana natura, che dalla menzogna passi d'un volo a scoprire tutta intera la faccia abbagliante del vero? E quando dico umana natura, parlo specialmente delle masse .53J
Per sviluppare ogni facoltà il popolo abbisogna dunque della garanzia dei diritti, ossia la responsabilità dell'atto governativo e la proclamazione del principio da cui promana e ritorna l'autorità, incarnata nel fatto però, non su vane parole o su scritti menzogneri. Date queste premesse, la perfezione, la verità del governo si misurerà da quest'effetto, che darà insieme la stregua per giudicare di quelle basi. E quel governo che meglio verificherà l'esercizio pieno e lo sviluppo completo delle facoltà d'ogni individuo sarà il più vicino a quello che diremo reggimento di verità .54)
Scendendo al particolare, con l'unione del Milanese e del Veneto, gli spiriti più attenti avvertirono la ristrettezza dello statuto carlalbertino e l'esigenza di rifondarlo su più larghe basi. Il governo stesso, consapevole del desiderio popolare, convenne non essere giusto imporre lo statuto sic et simpliciter a popoli invitati all'abbraccio fraterno . Eppure qualcuno, testimoniato dal Costituzionale subalpino (n. 68), ad esempio, riteneva lo statuto elargito il non plus ultra della perfezione, rifiutando perfino l'idea di un'assemblea costituente italiana. Al massimo, più realista del Re, avrebbe permesso che il Sovrano si degnasse di modificarlo. Per la stessa ragione si tacciava di debolezza il governo provvisorio di Milano, perché conforme al voto popolare contemplava un'assemblea costituente a suffragio universale per stabilire patti e condizioni della nuova monarchia. In realtà accusare d'ingratitudine chi chiedesse un cambiamento dello statuto è del tutto irragionevole.
Irragionevole perché uno statuto non dee riguardarsi come dono per nessuno; perché dobbiamo avere un'idea più grande del nostro governo, attuale, più degna di lui e di noi, e voi la impicciolite, ci impicciolite tutti, in modo da far rimo e gli altri bambini ed idioti, perché un popolo rispettabile e numeroso che si unisce ad altro popolo, che si sottopone al reggimento di un Re, ha diritto di fissar le basi e le condizioni del nuovo Stato, ha dovere
W Diritto costituzionale, fa II Pensiero Italiano, I, 97, 22 maggio 1848, p. 457. ) Ibidem.