Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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167
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Filippo Bettini giornalista 167
del servizio in molti militi. Per ovviare all'assenteismo nelle adunanze, nelle elezioni spesso reiterate, mancando il numero legale e perfino all'appello per il servizio, si stabilirono pene economiche agli inadempienti, ma il mezzo più efficace era quello che ognuno deve penetrarsi dell'importanza di questa istituzione, debbe conservar sacra ed inestinguibile nel suo cuore la fiamma dell'amor patrio, debbe rivestirsi della dignità altissima di cittadino. Vorremmo il bene e non sapremmo mantenerlo? .<B)
La storia conferma l'importanza della guardia nazionale. Nel medioevo i cittadini divennero schiavi di piccoli (poi grandi) tiranni, quando posarono l'elmo e la lancia, quando il traffico o la bottega scemarono lo spirito cittadino, quando si assoldarono le truppe mercenarie. La centrifuga situazione, pullulante di nemici interni ed esterni, rendeva quanto mai preziosa la guardia nazionale e quindi inaccettabile la proposta governativa sarda di far facoltà al governo di scioglierla a beneplacito, lasciandola per di più ad agenti subalterni, dipendenti dal potere esecutivo. La legge per una milizia comunale sottintendeva nel potere la presunzione d'esser leso nei suoi così detti diritti: la guardia nazionale doveva invece essere inviolabile, non onnipotente certo, ma neppure in balia del potere esecutivo, se davvero voleva godere la confidenza dei cittadini e svolgere la propria importante missione.64)
LA LOMBARDIA. - La sola menzione del 1848 evoca le Cinque giornate di Milano ed il ruolo propulsivo della Lombardia nella guerra d'indipendenza. Un'Italia senza Milano è inconcepibile. Per questo, a pochi giorni dall'inizio del conflitto l'avv. Bettini, portavoce del giornale e di chi Io finanziava, di fronte all'urgenza di un ordinamento interno e di una politica forte, composta e nazionale, lamenta il ritardo della Lombardia a dichiarare la propria volontà d'unirsi all'Italia.
Forse la guerra potrà, dovrà sostenersi dalla sola armata di una parte di questa parte d'Italia, e da quella che non è direttamente la più interessata al successo, benché l'interesse sia uno ed estremo per tutta quanta l'Italia? Forse essa sola dovrà avere il perfetto, l'estremo spirito di sacrificio? Forse è utile a Lombardia, a Venezia che tal guerra sia vinta dall'esercito piemontese ligure, supposta la certezza dell'ultima vittoria? E finché non vi sia ordinamento fisso nelle sue basi principali, potrà esservi vero esercito italiano? Ma l'ordinamento fisso non è solo necessario per questo; è necessario per aver vita reale e non ipotetica nelle idee o negli scritti, è necessario per troncare le dissenzioni, i dispareri, è necessario perché pendiamo in quest'istante sopra un abisso che minaccia inghiottirci, e l'incertezza delle cose future sorge dalle dilazioni dell'ordi-
} Musi da segnalarsi, ivi, I, 116, 10 giugno 1848, p. 543. > Genova 17 luglio, ivi, I, 149, 17 luglio 1848, p. 675.