Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <168>
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168 Gian Luigi Bruzzotte
namento interno; un'attitudine vigorosa non può stare colla disorganizzazione. Di un'attitudine vigorosa ci è d'uopo in faccia a noi stessi, in faccia a tutte le nazioni diplomatizzanti o sincere, ostili od arniche.65
Occorre ricercare il consenso più ampio possibile, ma non si pretenda la totalità aritmetica, altrimenti si cadrebbe nell'assurdo che il no di un individuo impedirebbe la decisione di tutti.
Una volta espressa l'anelata unione ed in attesa dell'assemblea costi­tuente, in Lombardia s'organizzò un potere transitorio. Tale soluzione era preferibile per molte ragioni. Uno statuto davvero italiano infatti, rispon­dente ai bisogni contemporanei, che non arresti il progresso dei popoli, dev'esser preceduto dalla più libera, franca e pubblica discussione . Assorbendo la guerra in corso ogni pensiero la costituente indetta in con­temporanea non attrarrebbe l'interesse conveniente. Inoltre
I partiti d'ogni specie tenterebbero l'ultima prova, sia quelli che agi­scono con rette intenzioni, sia quelli che agiscono con ree; i primi involonta­riamente, Ì secondi subdolamente getterebbero il pomo della discordia. Non tutte le provincie sono sgombre dal nemico, esso minaccia ancora, possono an­che seguire altre invasioni; nella Costituente tutte devono necessariamente es­sere rappresentate .66)
Con l'unione della Lombardia al Piemonte e alla Liguria è certo cominciava l'esistenza nazionale. Si poneva
la pietra angolare del maestoso edifizio da tanti secoli sospirato che le nostre colpe, le divisioni, le guerre fraticide, le gelosie, gl'interessi hanno ritar­dato fino al presente, avevano quasi messo in dubbio se fosse per essere possi­bile. L'Italia sorge. Quest'unione non può essere riguardata sotto altro aspetto che sotto quello grandissimo della grande nazionalità, altrimenti svanirebbe tutto il sublime del grande atto, l'opera della creazione, l'opera di Dio diverrebbe una miserrima combinazione d'uomini [...]. Senza la libertà, senza un grande statuto nazionale, creato dal popolo, dono e signor di se stesso, il grande edi­fizio non sarebbe mai innalzato sopra solide basi [...]. La libertà, la sovranità nazionale è come lo spirito che deve animare la creta, è il soffio di Dio. Senza questo l'unione e l'unità non sarebbero vere .67)
Il testo della convenzione fra il governo sardo e quello provvisorio di Milano era presentato alla Camera subalpina da Vincenzo Ricci, fon­dato su tre potenti ragioni: l'istanza della guerra, la pressoché unanimità
*5) Risposta ad un abbietto tendente a dilazionare l'unione, ivi, I, 89, 13 mag­gio 1848, p. 425.
W Genova 8 giugno, ivi, I, 115, 9 giugno 1848, p. 539.
) Genova 17 giugno, ivi, I, 124, 18 giugno 1848, p. 575.